Ebola: prime prove di efficacia per il vaccino sviluppato da Janssen

La sperimentazione

Ebola: prime prove di efficacia per il vaccino sviluppato da Janssen

redazione

Il vaccino contro ebola sviluppato da Janssen (Johnson & Johnson) ha indotto una risposta immunitaria contro il virus che si è protratta almeno per un anno. 

Sono questi i dati di uno studio clinico di fase 1 pubblicati sul Journal of the American Medical Association che fanno ben sperare sulla disponibilità, nel breve periodo di un vaccino contro il virus che tra il 2014 e il 2015 ha fatto oltre 10 mila morti nell’Africa occidentale. 

Lo studio di Fase 1 è stato condotto dall’Oxford Vaccine Group dell’Università di Oxford sul e ha arruolato volontari sani di età compresa fra i 18 e i 50 anni. Dei 75 soggetti che hanno ricevuto il vaccino attivo, 64 si sono presentati al follow-up al 360esimo giorno, ovvero l’ultima analisi in ordine temporale. Dal 240esimo al 360esimo giorno non sono stati osservati eventi avversi seri associati al vaccino. Tutti i soggetti che hanno ricevuto il vaccino attivo hanno mantenuto una risposta anticorpale specifica per il virus dell’Ebola (immunoglobulina G) dalla prima analisi post-vaccinazione sino all’ultima al 360esimo giorno.

Quello impiegato per la sperimentazione è un vaccino definito prime-boost. Si tratta di un vaccino somministrato in due tempi:  una prima dose di vaccino (prime) serve ad attivare la risposta del sistema immunitario, successivamente, l’altro vaccino (booster) per rafforzare la risposta immunitaria. In tal caso il primo vaccino è basato sulla tecnologia AdVac di Janssen mentre il secondo sulla tecnologia MVA-BN di Bavarian Nordic. 

«La nostra Tecnologia AdVac è composta da vettori virali, basati su virus appartenenti alla famiglia degli adenovirus, trasformati in modo tale da non risultare patogeni per l’uomo», ha spiegato Maria Grazia Pau, Senior Director Area Malattie Infettive e Vaccini, Ricerca e sviluppo, di Janssen Vaccines B.V. «In altre parole, non provocano malattie, perché non possono moltiplicarsi nelle cellule umane; servono, invece, per trasportare le informazioni geniche fondamentali per indurre il sistema immunitario a combattere contro i virus. Tra questi, l’ebola, dove siamo riusciti a modificare un vettore, che si basa appunto sull’adenovirus tipo 26, per fargli trasportare un gene della malattia in grado di codificare una glicoproteina del virus. Si tratta dell’antigene più importante per generare una risposta immunitaria efficace contro ebola».

Attualmente ci sono in totale 10 studi clinici condotti in parallelo negli Stati Uniti, in Europa e in Africa a sostegno dell’eventuale futura registrazione del regime vaccinale contro l’ebola. Il primo studio sul regime vaccinale in un paese dell’Africa Occidentale colpito dalla recente epidemia di Ebola è stato avviato in Sierra Leone a ottobre 2015. 

Intanto, lo scorso settembre 2016, l’azienda ha completato la richiesta di Valutazione e Approvazione all’Uso per le Emergenze (Emergency Use Assessment and Listing - EUAL) all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per il suo regime vaccinale. La EUAL è una procedura speciale che può essere applicata quando si verifica un’epidemia di una malattia che presenta alti tassi di morbilità o mortalità e per la quale non esistono opzioni terapeutiche o di prevenzione approvate. Se l’OMS concederà l’autorizzazione, questo accelererà la messa a disposizione del regime vaccinale sperimentale di Janssen per la comunità internazionale nell’eventualità che si verifichi un’altra epidemia di Ebola. 

Janssen in collaborazione con Bavarian Nordic ha rapidamente aumentato la produzione del regime vaccinale e al momento dispone di circa 1.800.000 dosi del regime vaccinale e la capacità di produrne diversi milioni all’occorrenza.