Ecco perché la chemioterapia può far perdere l’udito

Effetti collaterali

Ecco perché la chemioterapia può far perdere l’udito

Lo studio sugli effetti collaterali del cisplatino può aprire la strada alla prevenzione del danno
redazione

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Seduta, dopo seduta, il cisplatino si accumula all’interno dell’apparato uditivo, soprattutto all’interno della coclea. Le orecchio esposte alla molecola per lunghi periodi di tempo non sopravvivono. 

Il cisplatino è un farmaco chemioterapico molto potente utilizzato nel trattamento di varie forme di tumori, dal carcinoma del polmone, dello stomaco e dell’esofago, alle neoplasie della testa e del collo. Può vantare un gran numero di successi, ma molti di questi sono ottenuti a caro prezzo. Perché quella che, sin dalla sua scoperta nel 1965, viene universalmente riconosciuta come una potente arma contro il cancro ha alte probabilità di provocare un drastico abbassamento dell’udito.

Ora gli scienziati del National Institute on Deafness and other Communications Disorders (Nidcd), che fanno parte del National Institutes of Health, hanno capito perché ciò accade e i risultati del loro studio potrebbero essere utili per ridurre gli effetti collaterali del farmaco sull’apparato uditivo. I ricercatori, grazie a una sofisticata tecnologia, sono riusciti a monitorare la presenza di cisplatino nei tessuti del sistema uditivo sia degli esseri umani che dei topi, scoprendo che in entrambi i casi il medicinale si accumula nell’orecchio interno. È un fatto anomalo che non accade in altri organi. Il cisplatino, infatti, viene eliminato in pochi giorni o settimane nella maggior parte dell’organismo, ma nella parte interna dell’orecchio resta più a lungo.

Il team di ricerca, che ha pubblicato i risultati dello studio su Nature Communications, ha osservato gli effetti collaterali del cisplatino sull’orecchio degli animali, scoprendo che seduta, dopo seduta, il cisplatino si accumulava all’interno dell’apparato uditivo. Lo stesso fenomeno è stato osservato nei tessuti donati alla ricerca da pazienti deceduti: il cisplatino giace nel sistema uditivo a lungo, per mesi se non per anni. Nei bambini sono state trovate dosi di cisplatino nell’orecchio superiori a quelle rinvenute negli adulti. La zona preferita dal farmaco chemioterapico è la stria vascolare all’interno della coclea incaricata di mantenere la carica elettrica positiva nei fluidi necessaria a specifiche cellule per captare i suoni. Quando il cisplatino si accumula nella stria vascolare la capacità uditiva viene compromessa probabilmente perché le cellule dell’orecchio esposte alla molecola per lunghi periodi di tempo non sopravvivono. 

E questo fenomeno accade spesso: il farmaco provoca la perdita permanente dell’udito nel 40-80 per cento degli adulti e in almeno la metà dei pazienti in età pediatrica. La perdita dell’udito può presentarsi anche molto tempo dopo la fine della terapia ed è più grave nei bambini che negli adulti.  

«La perdita dell’udito può avere un forte impatto sulla vita di una persona - dice James F. Battey, direttore dell’ Nidcd - Molti adulti che hanno perso l’udito combattono con la depressione e vanno incontro a isolamento sociale. I bambini che perdono l’udito hanno spesso problemi con lo sviluppo della socialità e delle competenze scolastiche». 

Ma la buona notizia è che questo studio può aprire la strada a soluzioni capaci di ridurre gli effetti collaterali della terapia a base di cisplatino,  prescritta dal 10 al 20 per cento dei pazienti oncologici. 

«I nostri risultati - afferma Lisa L. Cunningham dell’Nidcd a capo del team di ricerca - suggeriscono che se possiamo prevenire l’ingresso del cisplatino nella stria vascolare durante la terapia potremmo essere capaci di proteggere i pazienti dallo sviluppare la perdita dell’udito indotta dal cisplatino».