Un elettrocardiogramma per tutti prima dei 35 anni. Così si salvano molte vite (e si risparmiano risorse)

La proposta

Un elettrocardiogramma per tutti prima dei 35 anni. Così si salvano molte vite (e si risparmiano risorse)

Finora è prassi tra gli atleti. Ma un nuovo studio propone di allargare lo screening con l’elettrocardiogramma a tutti i ragazzi, sportivi e non, con o senza sintomi. Così si aumenterebbe di cinque volte la capacità di diagnosticare malattie cardiache associate alla morte improvvisa

di redazione

Perché riservarlo solo agli atleti o ai casi sintomatici? L’elettrocardiogramma andrebbe fatto di default a tutti i giovani tra i 14 e i 35 anni. Perché questa è la strategia di screening più efficace e conveniente per individuare le malattie cardiache associate alla morte cardiaca improvvisa nella popolazione giovane. Lo dimostra uno studio pubblicato su EP Europace, la rivista della European Society of Cardiology che per la prima volta valuta i costi e i benefici di un programma di monitoraggio cardiaco con l’Ecg su larga scala tra adolescenti e giovani adulti. 

I ricercatori hanno raccolto informazioni su circa 27mila giovani tra i 14 e i 35 anni tra il 2012 e il 2014 sottoposti a un controllo medico che consisteva in un questionario e in un elettrocardiogramma. In caso di risultati anomali i giovani venivano invitati a eseguire altri accertamenti. Dall’analisi dei dati è emerso che con l’aggiunta dell’elettrocardiogramma al questionario le probabilità di individuare malattie cardiache associate alla morte improvvisa aumentavano di cinque volte e nello stesso tempo i costi sanitari, grazie alla diagnosi precoce, si riducevano a lungo termine del 36 per cento. 

Questi due elementi, elevata capacità diagnostica e risparmio delle spese sanitarie, rendono lo screening con l’elettrocardiogramma raccomandabile, affermano gli autori della valutazione. 

La maggior parte delle morti cardiache improvvise nei giovani è causata da malattie ereditarie o congenite di cui spesso si viene a conoscenza casualmente. Attualmente lo screening con l’elettrocardiogramma abbinato alla raccolta dei dati clinici nel Regno Unito, come in altri Paesi, è riservato solo ai giovani atleti , una categoria in cui l’incidenza della morte cardiaca improvvisa è più elevata rispetto alla popolazione generale. Negli altri casi gli accertamenti diagnostici vengono richiesti solo ai ragazzi con una famigliarità con patologie cardiache o a quelli che mostrano sintomi sospetti o a chi scopre qualche anomalia fortuitamente nel corso di una visita.  

Gli autori di questo studio hanno voluto verificare se non fosse più conveniente per il servizio sanitario allargare lo screening con l’elettrocardiogramma a tutta la popolazione giovanile, e non solo a quella a rischio, indipendentemente dall’attività fisica svolta. 

Ad aiutarli nell’indagine sono intervenuti i dati forniti dall’associazione Cardiac Risk in the Young (CRY), una Ong inglese che offre visite cardiache gratuite a tutti i giovani tra i 14 e i 35 anni, indipendentemente dalla loro storia clinica, dalla presenza di sintomi o dall’attività sportiva. Chiunque abbia l’età richiesta può prendere appuntamento per sottoporsi all’elettrocardiogramma. 

Tra il 2012 e il 2014 sono stati visitati 27.500 individui, ognuno dei quali ha compilato un questionario sulla propria salute che prevedeva domande su sintomi cardiaci e sulla storia famigliare ed è stato sottoposto a un elettrocardiogramma a riposo condotto da specialisti in malattie ereditarie. 

Gli individui con risultati anomali che richiedevano un secondo accertamento venivano inviati all’ospedale di riferimento.  In tutto circa 3mila giovani hanno avuto bisogno di un secondo accertamento (holter, ecocardiogramma transtoracico, elettrocradiogramma sotto sforzo, risonanza magnetica) di cui 675 in seguito ai dati del questionario e 2.175 per anomalie riscontrate con l’elettrocardiogramma e 114 per entrambi i test. 

In 88 individui sono state individuate malattie cardiache associate a morte improvvisa, tra cui pre-eccitazione ventricolare (sindrome di Wolff-Parkinson-White), cardiomiopatia ipertrofica, sindrome del QT lungo, sindrome di Brugada. Il questionario da solo era riuscito a individuare 15 di questi casi (17%), mentre l’elettrocardiogramma da solo 71 (81%). Due casi sono emersi grazie all’abbinamento dei due test. 

L’elettrocardiogramma ha quindi contribuito notevolemente a riconoscere patologie cardiache in individui privi di sintomi e senza famigliarità con la malattia. 

Tutti i pazienti con una diagnosi di malattia cardiaca associata a morte improvvisa sono stati seguiti per 24 mesi dopo lo screening, durante i quali hanno ricevuto, seconda dei casi, una terapia farmacologica o chirurgica e consigli sullo stile di vita. 

Il 59 per cento dei pazienti individuati grazie all’elettrocardiogramma ha ricevuto qualche tipo di intervento medico. I ricercatori fanno notare che gli interventi precoci sono fondamentali per ridurre al minimo i rischi associati a questo tipo di patologie. 

Veniamo all’analisi finanziaria. 

I costi dello screening con l’elettrocardiogramma sono ovviamente superiori nell’immediato a quelli del solo questionario. Ma questa strategia produce a lungo termine una riduzione del 36 per cento delle spese sanitarie per la gestione delle malattie cardiache legate alla morte improvvisa. 

Anche se i giovani non sono una categoria a rischio di malattie cardiache, l’individuazione in età precoce di patologie che con l’avanzare degli anni sono destinate a peggiorare è un investimento conveniente per la salute pubblica. 

«Un costo di screening di 97 euro a persona per tutti gli adolescenti e giovani adulti (numero totale di 16,7 milioni di persone nel Regno Unito di età compresa tra 14 e 35 anni pari a un costo di 1,62 miliardi di euro) potrebbe essere considerato eccessivo quando solo lo 0,5 per cento di tutti i casi di morte cardiaca improvvisa si verifica in questa popolazione. Al contrario, l'identificazione precoce di un giovane con una grave malattia cardiaca ha il potenziale per salvare diversi decenni di vita attraverso un intervento relativamente minimo», concludono i ricercatori.