Emicrania: per chi dorme male rischia di diventare cronica

Lo studio

Emicrania: per chi dorme male rischia di diventare cronica

Esiste un’associazione tra la scarsa qualità del sonno e l’emicrania. Chi dorme poco o male ha un aumento del 22 per cento il rischio di attacchi ricorrenti, rischiando di passare da un’emicrania episodica a una cronica

di redazione

Stress? Alimentazione? Depressione? Difetti di postura? Chi soffre di emicrania si è rassegnato da tempo: l’evento che scatena gli attacchi di mal di testa resta per lo più un mistero. In realtà tra tutte le possibili cause all’origine dell’invalidante disturbo sembra essercene una che incide più delle altre: dormire male. 

Un nuovo studio presentato al meeeting annuale dell’American Headache Society ha infatti dimostrato che la scarsa qualità del sonno aumenta del 22 per cento il rischio di avere attacchi ripetuti di emicrania. L’insonnia, il sonno interrotto, le apnee notturne, dormire troppo o dormire troppo poco sono fattori di rischio molto più influenti dello stress o della depressione. E possono trasformare un’emicrania episodica nella forma cronica.

Almeno così emerge dallo studio condotto dai ricercatori del Brigham and Women's Hospital di Boston su 98 adulti con ricorrenti episodi di emicrania. I partecipanti, dall’età media di 35 anni, erano per l’88 per cento donne, rispecchiando la casistica reale secondo la quale per l’appunto più di 8 pazienti su 10 sono donne.  La media degli episodi di emicrania era di 5 al mese. 

Lo schema dell’indagine è piuttosto semplice. 

All’inizio dello studio i partecipanti hanno compilato un questionario fornendo ai ricercatori informazioni utili per sbrogliare l’intricato groviglio dei fattori di rischio. Ricorrendo a strumenti diagnostici validati, sono stati valutati con i livelli di stress, di depressione e di qualità del sonno. Nel corso delle successive 6 settimane, i volontari coinvolti nello studio hanno registrato ogni episodio di mal di testa su un’agenda elettronica. 

Lo scenario di partenza diceva che il 46 per cento dei partecipanti soffriva di disturbi del sonno, il 18 per cento di depressione e il 52 per cento era sottoposto a elevati livelli di stress. Circa una persona su quattro seguiva una terapia di profilassi per l’emicrania (in genere betabloccanti e antidepressivi). 

I ricercatori hanno condotto un’indagine “time- to -event”, un’analisi cioè che si prefigge di osservare l’insorgere di un determinato evento in un determinato arco di tempo. Come periodo di studio sono state scelte le 6 settimane successive alla compilazione del questionario, 4.400 giorni in tutto. 

In questo periodo sono stati registrati 823 episodi di emicrania. 

Una scarsa qualità del sonno è stata associata a un aumento del 22 per cento di attacchi di mal di testa. Lo stress e la depressione hanno inciso molto meno. 

«Questo è il primo studio a dimostrare che una valutazione di base sulla scarsa qualità del sonno potrebbe identificare i pazienti con maggiori probabilità di soffrire di mal di testa», ha dichiarato Angeliki Vgontzas a a capo dello studio.

Secondo i ricercatori i disturbi del sonno possono trasformare l’emicrania episodica in emicrania cronica. Migliorare la qualità del sonno probabilmente non basta quindi per liberarsi definitivamente del mal di testa, ma potrebbe evitare che la cefalea diventi una compagna di vita troppo fedele.