Epatite C, Amcli: «I nuovi farmaci risolvono problemi e ne aprono altri»

Epatite C, Amcli: «I nuovi farmaci risolvono problemi e ne aprono altri»

redazione

L’epatite C è stata la principale protagonista del Congresso nazionale Amcli (Rimini 6- 9 novembre) dove sono stati discussi i risultati di alcuni recenti studi. I microbiologi di Legnano, analizzando oltre 18mila soggetti complessivi di pazienti ricoverati, personale sanitario e di donatori di sangue, ha definito la prevalenza dell’infezione nel 5,4 per cento dei soggetti. Nessuna differenza statisticamente significativa è stata trovata tra gli italiani e gli stranieri.

Gli esperti hanno messo in evidenza un elevato numero di fallimenti terapeutici di farmaci antivirali in pazienti con infezione cronica da virus di epatite C (HCV). Questi fallimenti sono imputabili allo sviluppo di varianti virali associate a resistenza (Rav) nei confronti dei farmaci utilizzati. Il ruolo della Rav è dibattuto ma la loro caratterizzazione in pazienti con fallimento terapeutico consente una scelta guidata dal profilo virologico del trattamento successivo.

Uno studio condotto dalla Microbiologia di Bologna ha analizzato mediante sequenziamento genetico  i profili virologici di pazienti infetti che non avevano risposto a differenti combinazioni di farmaci anti Hcv. I risultati hanno dimostrato che il 25 per cento dei pazienti che non rispondevano alla terapia erano di genotipo 1 e varianti RAV. 

Dati interessanti sono anche stati presentati dalla Microbiologia di Roma Tor Vergata che ha analizzato le varianti genetiche in tre diversi compartimenti del soggetto infetto; plasma, tessuto epatico tumorale e tessuto epatico non tumorale osservando una differente compartimentalizzazione di HCV tra il tessuto epatico tumorale e quello non tumorale. Questo apre l’ipotesi di una diversificazione dei ceppi di Hcv nel fegato.