Si fanno meno errori medici se si ascolta la famiglia del malato durante il giro visite

Lo studio

Si fanno meno errori medici se si ascolta la famiglia del malato durante il giro visite

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Informare i parenti sulle condizioni del paziente con linguaggio chiaro, accertarsi che non rimangano dubbi, prestare attenzione alle osservazioni dei famigliari. È così che si possono ridurre del 38% le sviste di medici e infermieri. Lo studio sul Bmj
di redazione

Un ragazzo di 17 anni affetto da malattia infiammatoria intestinale resta due giorni in ospedale in preda ai dolori prima di ricevere una terapia analgesica. Un neonato di 2 mesi con febbre alta e difficoltà respiratorie contrae il norovirus durante il ricovero. E un suo coetaneo fortemente sottopeso per una grave intolleranza alimentare, viene nutrito in modo inappropriato e non guadagna neanche un chilo. Sono alcuni degli errori medici che possono mettere seriamente a rischio la salute dei pazienti. Ma che potrebbero essere evitati se, durante il cosiddetto “giro visite”, i camici bianchi si fermassero a parlare qualche minuto in più con i familiari dei degenti.

Quando i medici si intrattengono con i parenti accanto al letto del paziente, infatti, gli errori più gravi si riducono del 38 per cento. Lo ha dimostrato uno studio descritto sul British Medical Journal che ha valutato l’efficacia di uno specifico e ben strutturato protocollo di comunicazione puntato sul coinvolgimento delle famiglie in 7 dipartimenti pediatrici degli Stati Uniti. 

«Abbiamo ipotizzato che migliorare la comunicazione tra famiglie, infermieri e medici attraverso questo tipo di intervento - scrivono gli autori dello studio - permetterebbe ai membri del team di conoscere meglio le caratteristiche del paziente, offrendo maggiori garanzie di prevenire errori medici. Per esempio, se una famiglia sa che un bambino assume abitualmente un antiepilettico, e durante il giro visite la terapia non viene menzionata, ha l'opportunità di intervenire e prevenire una mancanza potenzialmente dannosa». 

Secondo i ricercatori il giro visite è un momento chiave della terapia, capace addirittura di contribuire al successo o di determinarne il fallimento. E per questo motivo nulla deve essere lasciato al caso. Medici e infermieri devono attenersi rigorosamente al piano appreso in specifici corsi di formazione. Si parte dal linguaggio: bisogna usare parole chiare e comprensibili a tutti. L’aumento di temperatura va chiamato “febbre” e non “pirossia” o “condizione febbrile”.  Prima di congedarsi il personale sanitario deve lasciare ai parenti una breve sintesi scritta degli elementi più importanti emersi durante il colloquio quotidiano, accertandosi che non siano rimasti dubbi. 

Il colloquio accanto al letto del paziente avviene sempre con la stessa procedura, un protocollo messo a punto al Boston Children’s Hospital e adottato da decine di ospedali americani. Si chiama I-Pass e aiuta i medici ad assicurarsi le informazioni più importanti sui pazienti durante il giro visite. 

I-Pass è un acronimo che ricorda al dottore, grazie al ripasso delle lettere in successione, di controllare la “illness severity” (chiedendo ai familiari se il paziente sta meglio o peggio o è stazionario), di effettuare il “patient summary” (una sintesi del caso, con gli ultimi aggiornamenti sulla notte), di stabilire la “action list” (gli interventi da fare durante il giorno), di presentare la “situation” (cosa ci si aspetta che accada, invitando i familiari a osservare la situazione), e di redigere la “synthesis”, un riassunto dei punti chiave del colloquio. Non finisce qui: il medico deve accertarsi che i parenti del paziente abbiano capito tutto e deve farlo chiedendogli di rileggere e commentare la sintesi che gli è stata appena consegnata. 

«Il metodo I-Pass centrato sul paziente e sulla famiglia, che combina il giro visite, con una comunicazione strutturata, un linguaggio chiaro, una migliore comunicazione di squadra e un maggiore coinvolgimento della famiglia 

Attenendosi a questo piano, gli ospedali hanno ridotto del 38 per cento  in soli tre mesi il numero di errori medici pericolosi per la salute dei pazienti. Prima che venisse adottato questo protocollo di comunicazione per il giro visite si erano infatti registrati in media 20 errori gravi, mentre nel periodo successivo 13. «I nostri risultati suggeriscono che l'implementazione di un programma standardizzato e strutturato per migliorare la comunicazione con i pazienti, le famiglie e il personale sanitario durante i giri potrebbe migliorare la sicurezza del paziente», concludono i ricercatori. 

Assicurarsi che la voce dei parenti non venga mai ignorata è l’obiettivo di Helen Haskell che ha fondato l’associazione Mothers Against Medical Error dopo aver visto morire suo figlio a causa di uno sbaglio medico. «Il giro visite  centrato sulla famiglia e un lavoro di gruppo che avesse incluso la famiglia avrebbero forse cambiato lo scenario - scrive Haskell in un editoriale di accompagnamento allo studio».