Da farmaci anticorpo coniugati 10mila volte la potenza della chemio

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Da farmaci anticorpo coniugati 10mila volte la potenza della chemio

di redazione

20 studi clinici che coinvolgono 50 centri universitari italiani, almeno 5 di questi di fase I, fondamentali perché permettono di sperimentare terapie sull’uomo dopo la ricerca pre-clinica. È il contributo che l’azienda americana Seagen dà alla ricerca sulle terapie per il cancro nel nostro Paese. La sua pipeline, presentata in media tutorial virtuale, si basa sulle terapie mirate e conferma la leadership consolidata a livello mondiale nella tecnologia dei farmaci anticorpo coniugati (antibody drug conjugate, ADC), che erogano fino a 10mila volte la potenza della chemioterapia standard.

«Questi farmaci associano ad un agente citotossico un anticorpo diretto verso un bersaglio che si trova sulla cellula tumorale. Possono essere paragonati a ‘missili guidati’, progettati per combattere il tumore e rilasciare agenti citotossici che concentrano la loro attività sulle cellule tumorali, con la finalità insieme di ridurre al minimo gli effetti collaterali, cioè i danni per i tessuti e le cellule normali. Gli ADC raggiungono la loro efficacia indirizzando la somministrazione di un agente citotossico alle cellule tumorali in modo selettivo», spiega Carmine Pinto, direttore dell’Oncologia Medica al Comprehensive Cancer Center dell’AUSL-IRCCS di Reggio Emilia. 

Ha fatto da apripista nei tumori del sangue brentuximab vedotin approvato nel 2011 dall’FDA per il linfoma di Hodgkin e il linfoma diffuso a grandi cellule B e successivamente anche in Europa e in Italia. Oggi la molecola, che in Europa è gestita da Takeda, è la testimonianza dell’esperienza biotecnologica di Seagen negli anticorpi coniugati, e viene utilizzata in prima linea in sei forme di linfomi.

La ricerca della multinazionale prosegue anche verso lo sviluppo di altri tipi di terapie mirate per il tumore della mammella avanzato, come tucatinib, un inibitore tirosin chinasico, in grado di bloccare la replicazione delle cellule tumorali in modo molto efficace. 

«Investiamo più del 60 per cento del fatturato in ricerca e sviluppo. E oltre la metà delle nostre risorse umane, circa 1250 persone nel mondo, è impegnato nella ricerca, che richiede ingenti investimenti economici. Basti pensare che solo una o due molecole su mille in sviluppo vengono approvate e la procedura dura almeno dieci anni. Seagen crede molto nella partnership con l’accademia e che i centri italiani siano in grado di arruolare pazienti in trial altamente innovativi. Ad esempio, stiamo sviluppando una tecnologia rivoluzionaria a base di anticorpi ingegnerizzati con lo zucchero (sugar engineered antibody SEA). È una nuova frontiera dell’immunoterapia e sono in corso le prime sperimentazioni nell’uomo nei tumori del pancreas e del sangue. Investiamo molto negli studi di fase I», afferma Alfonso De Rosa, Medical Director Seagen Italia.