Un farmaco diuretico per migliorare i sintomi dell'autismo

Lo studio

Un farmaco diuretico per migliorare i sintomi dell'autismo

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Attualmente gli unici interventi validati per migliorare la qualità di vita dei bambini affetti dal disturbo del neurosviluppo sono la terapia comportamentale e due farmaci antipsicotici indicati però soltanto per il trattamento dell’aggressività
di redazione

Se ne parla da qualche anno, da quando i primi studi sugli animali avevano suggerito che il bumetanide, un diuretico utilizzato anche nel trattamento dell’ipertensione, potesse attenuare i sintomi del disturbo dello spettro autistico. La ricerca ha proseguito su quella strada passando alla sperimentazione umana e il farmaco indicato per ridurre l’accumulo di liquidi sembrerebbe aver mantenuto le promesse. 

Così almeno suggerisce uno studio appena pubblicato su Translational Psychiatry.  Attualmente gli unici interventi validati per migliorare la qualità di vita dei bambini affetti dal disturbo del neurosviluppo sono la terapia comportamentale e due farmaci antipsicotici (risperidone e aripiprazolo). Non tutte le famiglie hanno però la possibilità di accedere alla psicoterapia (ne restano fuori le fasce sociali svantaggiate in Paesi dove il servizio non viene offerto gratuitamente), mentre gli psicofarmaci hanno diversi effetti collaterali e, tra l’altro, sono indicati solo per il trattamento dell’aggressività ma non hanno effetti sugli altri sintomi dello spettro autistico. 

Si sentiva quindi l’esigenza di individuare un farmaco sicuro ed efficace, capace di colmare in parte i deficit comunicativi e socio-affettivi dei bambini con autismo senza procurare eventi avversi. Questo framaco può essere il bumetanide? È ancora presto per dirlo. E comunque la premessa è d’obbligo: non stiamo parlando di una “cura” per l’autismo e i dati dello studio, per quanto promettenti, dovranno essere ulteriormente confermati prima di poter usare il diuretico nella nuova indicazione. 

I ricercatori della Jiao Tong University School of Medicine di Shanghai hanno reclutato 83 bambini con autismo tra i 3 e i 6 anni di età che sono stati seguiti per tre anni. La metà di loro ha assunto 0,5 milligrammi di bumetanide due volte al giorno, l’altra metà non ha ricevuto alcun trattamento. 

Dopo tre mesi i bambini che avevano ricevuto il diuretico mostravano un miglioramento dei sintomi valutabile con i punteggi della scala CARS (Childhood Autism Rating Scale), lo strumento utilizzato per la diagnosi di autismo nei bambini dai due anni in su. I punteggi inferiori a 30 non indicano autismo, quelli tra 30 e 37 sono indicativi di autismo moderato e quelli da 37 a 60 autismo grave. 

Ebbene, i bambini in terapia con bumetanide dopo 3 mesi avevano un punteggio medio di 34,5 mentre i bambini del gruppo di controllo erano rimasti fermi al livello di partenza con un punteggio di 37,2. 

Come abbiamo detto il diuretico non è una cura, ma una differenza di anche 2-3 punti nella sintomatologia non è trascurabile.

Come mai il bumetanide, il cui scopo è tutt’altro, ha anche effetti sul sistema nervoso centrale?  

I ricercatori hanno dimostrato attraverso tecniche di neuroimaging che l’assunzione del diuretico ha effetti sulla regolazione dell’acido gamma-aminobutirrico (GABA), il neurotrasmettitore che secondo alcuni studi (ma la questione è ancora controversa) sarebbe coinvolto nel disturbo dello spettro autistico. 

«Per quanto ne sappiamo, questo è il primo studio che mette in relazione la riduzione dei sintomi procurata da bumetanide nel disturbo dello spettro autistico con l'attività dei neurotrasmettitori cerebrali mediante risonanza magnetica», ha dichiarato Barbara Sahakian, tra gli autori dello studio. 

Non sono stati registrati eventi avversi gravi, ma solo casi di poliuria o pollachiuria (minzione eccessiva) e di ipopotassiemia (trattati con integratori di potassio).