Fermare subito la sclerosi multipla con il trapianto di staminali

Nuovo approccio

Fermare subito la sclerosi multipla con il trapianto di staminali

Nelle forme aggressive il trapianto di midollo può essere eseguito prima di iniziare altre terapie
redazione

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Bloccare la progressione della sclerosi multipla nelle forme più aggressive è come fermare un treno in corsa. L’idea ha funzionato su 20 pazienti: ricorrere subito al trapianto di staminali senza passare per altri trattamenti

Fermare le forme più aggressive di sclerosi multipla con il trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche. Da fare subito, in prima linea, senza passare per altri trattamenti. E non come ultima spiaggia quando le altre cure non abbiano sortito risultati.

È questa la proposta presentata al 34esimo congresso dell’European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (Ectrims) tenutosi a Berlino nei giorni scorsi. 

Arriva da un gruppo di ricercatori internazionali che nel corso del congresso hanno presentato i dati derivanti da una piccola sperimentazione condotta su 20 pazienti. Un numero piccolo per fornire indicazioni cliniche definitive, ma sufficienti a indicare che questa strada merita attenzione e approfondimenti. 

Questi pazienti, ha spiegato il primo firmatario dello studio, «presentavano una forma particolarmente aggressiva di sclerosi multipla[…]. Stavano progredendo nella disabilità molto velocemente e avevano bisogno di qualcosa di estremamente efficace per affrontare la malattia», ha spiegato il primo firmatario della ricerca Joyutpal Das del Royal Hallamshire Hospital di Sheffield, nel Regno Unito.

Pazienti molto particolari, arruolati in 5 centri in giro per il mondo: 7 a Sheffield, 7 a Uppsala (Svezia), 4 a Ottawa, 1 a Chicago e 1 a Firenze, presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi. 

Si tratta di malati  relativamente giovani, con un’età compresa tra i 19 e i 52 anni con una forma di sclerosi multipla particolarmente aggressiva con frequenti recidive e un recupero incompleto dopo la fase acuta, presentavano lesioni attive alla risonanza magnetica e molti di loro mostravano un coinvolgimento del tronco cerebrale, del cervelletto e del midollo spinale. 

I medici hanno così deciso di avviarli subito al trapianto di cellule staminali ematopoietiche senza tentare altri trattamenti. «Ciò che è particolarmente nuovo e interessante riguardo a questi pazienti è che non erano stati sottoposti a nessun altro trattamento prima del trapianto di staminali. Abbiamo usato il trapianto come trattamento in prima linea».

I risultati sono stati incoraggianti: nei due anni e mezzo di follow-up non ci sono stati casi di recidive cliniche post-trapianto e nessun segnale di riattivazione della malattia rilevabile con la risonanza magnetica. 

Nel 95 per cento dei pazienti è stato osservato un miglioramento dei sintomi di disabilità misurato con la scala Expanded Disability Status Scale (Edss). Prima del trattamento il punteggio medio nella scala era di 6,5, nell’ultima misurazione post-trapianto era di 2. 

Questi risultati suggeriscono che i tempi possono essere anticipati e che, quando la malattia è particolarmente aggressiva, il trapianto di staminali può essere proposto in prima battuta. 

«Normalmente questo trattamento verrebbe dato dopo il fallimento di altri trattamenti», ha concluso Das.«Posso affermare che il trattamento con cellule staminali è ora una opzione reale per una piccola popolazione di pazienti in cui la malattia è molto attiva e i pazienti sono giovani».