Fibrillazione atriale. Quando l’intervento di ablazione può salvare il cervello

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Fibrillazione atriale. Quando l’intervento di ablazione può salvare il cervello

Quando è risolutiva (ma non sempre lo è) l’ablazione transcatetere limita l’impatto negativo della fibrillazione atriale sul cervello. L’operazione minivasiva riduce del 27 per cento l’incidenza della demenza rispetto al trattamento farmacologico

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Immagine: Burim / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)
di redazione

Non è un intervento banale. Non è nemmeno la prima opzione terapeutica. E non sempre è possibile effettuarlo. Tuttavia, quando viene effettuato nelle modalità corrette e sui giusti pazienti l’ablazione transcatetere per la fibrillazione atriale è in grado di ridurre drasticamente il rischio di sviluppare demenza. 

La premessa

All’incirca un anno fa era stato pubblicato sull’European Heart Journal uno studio che dimostrava una forte associazione tra la fibrillazione atriale e demenza. Naturalmente il legame è influenzato da tanti fattori, per esempio la capacità di controllare la malattia con i farmaci, ma in media chi soffre dell'aritmia cardiaca caratterizzata da una contrazione rapida ma inefficace, ha un aumento del 50 per cento il rischio di declino cognitivo negli anni seguenti. I ricercatori avevano allora ipotizzato che l’ablazione transcatetere, un intervento chirurgico mininvasivo attraverso cui vengono "bruciati" i circuiti elettrici anomali, potesse avere effetti protettivi sulla salute del cervello, limitando l’impatto negativo della fibrillazione atriale.

Il nuovo studio

Oggi, grazie ai risultati del loro nuovo studio pubblicato sempre sull’European Heart Journal, gli scienziati possono confermare quell’ipotesi: l’ablazione riduce del 27 per cento l’incidenza della demenza nei pazienti con fibrillazione atriale. 

Gli scienziati hanno selezionato dal database del National Health Insurance Service (Nhis) della Corea i dati di 834mila adulti con una diagnosi recente di fibrillazione atriale che sono stati seguiti per 12 anni. Tra questi, 9mila sono stati sottoposti ad ablazione transcatetere e 18mila sono stati trattati con i farmaci (betabloccanti, anticoagulanti). Nel periodo di follow up ci sono stati 164 casi di demenza nel gruppo sottoposto all’operazione (pari al 6,1%) e 308 (pari a 9,1%) nel gruppo in terapia farmacologica. 

«Ciò suggerisce che tre persone su 100 con fibrillazione atriale eviterebbero di andare incontro a demenza se si sottoponessero ad ablazione transcatetere», dichiarano i ricercatori. 

Gli scienziati hanno anche valutato l’impatto dell’ablazione sui diversi tipi di demenza, scoprendo che l’intervento chirurgico, se confrontato con il trattamento con i soli farmaci, riduceva del 23 per cento il numero dei casi di Alzheimer e del 50 per cento l’incidenza della demenza vascolare, causata da una serie di piccoli ictus. 

L’ablazione quindi protegge il cervello dai danni causati dalle anomalie del ritmo cardiaco. Ma per assicurare questo vantaggio, l’intervento deve essere risolutivo, cosa che non accade nel 45 per cento dei casi. 

Una volta per tutte

Tra i 9mila pazienti sottoposti all’operazione chirurgica mininvasiva, infatti, 2.661 non avevano ottenuto benefici duraturi. Alcuni avevano dovuto ripetere la procedura, altri avevano dovuto assumere farmaci o ricorrere alla cardioversione. Nei casi in l’ablazione ha fallito non è stata osservata una significativa riduzione del rischio di demenza. «Il che suggerisce che è mantenendo regolare il ritmo cardiaco che si riduce il rischio di demenza nei pazienti con fibrillazione atriale», precisano i ricercatori. 

Lo studio è stato condotto sulla popolazione coreana, ma ci sono valide ragioni, affermano i ricercatori, per considerare i risultati applicabili a  persone di altre nazionalità. 

«In questo studio, la nostra scoperta principale è stata che i pazienti con fibrillazione atriale sottoposti ad ablazione transcatetere presentavano un rischio inferiore di demenza rispetto ai pazienti trattati con farmaci. In secondo luogo, il minor rischio di demenza associato all'ablazione nella fibrillazione atriale è indipendente dal sesso, dall’area residenziale, dall’utilizzo dell'assistenza sanitaria, dalla presenza di insufficienza cardiaca o da una storia di ictus. In terzo luogo, le associazioni protettive dell'ablazione con un minor rischio di demenza erano più pronunciate per i pazienti sottoposti con successo ad ablazione», concludono i ricercatori.