Fibrillazione atriale, sottoutilizzati gli anticoagulanti orali

Farmaci

Fibrillazione atriale, sottoutilizzati gli anticoagulanti orali

di redazione

Una maggiore appropriatezza prescrittiva nel trattamento della fibrillazione atriale consentirebbe una riduzione di ictus, embolia sistemica e infarto, con un ingente risparmio per il Servizio sanitario pubblico. Nonostante i costi più elevati della terapia con i nuovi anticoagulanti orali (Nao) rispetto agli antagonisti della vitamina K (Avk), infatti, il costo medio annuo dei pazienti raccomandati e non trattati con Nao, cioè 1.278,3 euro, è sovrapponibile a quello dei pazienti raccomandati e trattati con Nao (1.267,4 euro) poichè il maggior costo della terapia con Nao (682,2 contro 357,6 euro) è compensato dai minori costi per le ospedalizzazioni per malattia cardio-cerebrovascolare (534,6 contro 865,3 euro).

A questi risultati giungono I dati preliminari è giunto lo studio dello studio osservazionale Nemawashi presentati durante il recente congresso della Società di farmacia ospedaliera (Sifo).

Grazie alla collaborazione di cinque Aziende sanitarie locali distribuite sul territorio nazionale, lo studio ha iniziato la valutazione della gestione terapeutica dei pazienti con fibrillazione atriale e l’appropriatezza d’uso della terapia anticoagulante per il Servizio sanitario nazionale, misurando il grado di trasferimento delle raccomandazioni all’uso dei Nao nella normale pratica clinica “real-world data”, nonché l’eleggibilità al rimborso in Italia per i pazienti a cui sono state prescritte le nuove terapie.

I pazienti di età uguale o maggiore di 18 anni con fibrillazione atriale in trattamento con anticoagulanti orali inclusi nello studio erano 4.362. Di questi, 3.594 (82,4%) erano in trattamento con Avk e 768 (17,6%) Nao. Quasi la metà (47%) dei pazienti analizzati non era eleggibile alla prescrizione dei Nao rimborsabile dal Ssn, un terzo (33%) presentava uno dei due criteri considerati, il restante 20 % rispondeva a entrambi i criteri per la rimborsabilità. Incrociando queste percentuali con le prescrizioni effettive è emerso uno scostamento tra le raccomandazioni e la pratica clinica, visto che solo al 16,7% dei pazienti raccomandati era stato effettivamente prescritto un Nao, mentre il 40,2% non aveva né indicazione né prescrizione. Il sottoutilizzo delle nuove terapie anticoagulanti appare evidente dal numero di pazienti potenzialmente eleggibili al rimborso, che però non hanno ricevuto la prescrizione: il 42,2% non è stato avviato al trattamento con Nao, mentre il 5,3% non presenta la raccomandazione terapeutica all’uso di questi farmaci.

Lo studio (condotto da CliCon per l’azienda farmaceutica Daiichi Sankyo) sui dati di questa prima fase del progetto «dimostrano che nonostante ci sia un trend in netto miglioramento, permane un ritardo della pratica clinica italiana nell’utilizzo di queste nuove terapie, sia rispetto alle raccomandazioni delle linee guida internazionali in materia, sia rispetto alle note di rimborsabilità dell’Aifa» commenta Luca Degli Esposti, presidente CliCon e coautore dello studio.