Fibrosi cistica: le infezioni polmonari cominciano prima del previsto

Lo studio

Fibrosi cistica: le infezioni polmonari cominciano prima del previsto

Cominciare a sciogliere il muco con soluzioni saline già a un anno può allungare la vita
redazione

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Uno studio pubblicato su Plos Pathogens invita a iniziare le terapie prima che i sintomi si manifestino. Sciogliere il muco con soluzioni saline ipertoniche può aiutare a ridurre la carica batterica all’origine delle infezioni

Anticipare le terapie può allungare la vita dei pazienti con fibrosi cistica. La somministrazione di soluzioni saline ipertoniche a partire dai 12 mesi di età può migliorare i sintomi della malattia e la qualità di vita dei pazienti. È quanto dimostra uno studio pubblicato su Plos Pathogens che ha analizzato il Dna dei batteri contenuti in campioni di liquido del rivestimento polmonare di bambini piccoli. Lo studio fa parte del progetto australiano attualmente in corso chiamato “Arest Cf”. 

La fibrosi cistica è una malattia genetica dovuta all’alterazione del gene Ctfr (Cystic Fibrosis Transmembrane Regulator) che determina la produzione di un muco eccessivamente denso, luogo ideale per la proliferazione dei batteri. Le persone con fibrosi cistica, 70 mila nel mondo, sono infatti esposte a continue infezioni che a lungo termine provocano danni irreversibili ai polmoni.  L’aspettativa di vita è di circa 40 anni. La maggior parte degli studi condotti finora aveva coinvolto adulti e bambini più grandi con sintomi della malattia già evidenti.

Questo nuovo studio è dedicato invece alle fasi più precoci della malattia e nasce con lo scopo di capire quando e come si sviluppano le prime infezioni e di trovare soluzioni per migliorare la qualità di vita dei pazienti. Gli scienziati dell’University of North Carolina che hanno condotto la ricerca hanno osservato cosa accade nei polmoni dei bambini piccoli e piccolissimi. Nei neonati con meno di un anno di età non sono state trovate tracce di infezioni batteriche. Questi bambini apparivano in buone condizioni di salute. Nei bambini tra uno e due anni di età i risultati dell’esame erano diversi: in questo caso erano presenti numerosi batteri che normalmente  popolano la gola e la bocca e che non sono considerati patogeni tipici dei polmoni.

«Questo risultato non ci consente di dire che questi bambini abbiano delle infezioni in corso - afferma Matthew Wolfgang, a capo dello studio -  ma chiaramente c’è un significativo aumento della carica batterica nei polmoni e sappiamo che questi batteri provocano infiammazioni». 

Nei bambini tra i tre e i cinque anni di età la situazione diventa più preoccupante, con un maggior numero di batteri e del tipo più pericoloso. Nei campioni di tessuto prelevati con la broncoscopia emerge infatti la presenza di quegli stessi batteri che creano tanti problemi agli adulti con fibrosi cistica, come Pseudomonas aeruginosa, Staphylococcus aureus, Haemophilus influenzae. 

«Questo ci dice che le infezioni batteriche nei polmoni - dichiara Wolfgang - iniziano molto prima di quanto finora ci si aspettasse nei bambini con fibrosi cistica. E queste infezioni sono molto probabilmente  le prime a innescare le malattie polmonari». 

I batteri individuati nei bambini tra uno e due anni di età sono anaerobici, capaci cioè di proliferare in condizioni di poco ossigeno, condizioni favorite dalla presenza di muco denso nei polmoni. 

È per questo che gli scienziati suggeriscono di iniziare precocemente una terapia per sciogliere il muco e frenare così l’aumento della carica batterica. Questa strategia, secondo i ricercatori, potrebbe funzionare meglio della somministrazione preventiva di antibiotici ai bambini piccoli già in vigore in Australia, Germania e Regno Unito. È emerso infatti che i bambini sotto terapia antibiotica dall’età di due anni, crescendo, sono comunque soggetti a un aumento della carica batterica.  

«Potrebbe darsi che altre strategie terapeutiche - scrivono i ricercatori- come assottigliare il muco si rivelino più efficaci». 

I ricercatori hanno intenzione di continuare le loro ricerche per valutare l’efficacia di terapie a base di soluzioni saline ipertoniche, già consigliate a pazienti più grandi, in bambini tra uno e due anni di età.