Fine vita: troppi dottori non sanno parlarne con i pazienti

L’indagine

Fine vita: troppi dottori non sanno parlarne con i pazienti

I medici non ricevono una formazione adeguata per affrontare la conversazione più difficile
redazione

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Tutti sanno che è fondamentale, ma in pochi sanno come farlo. I medici non ricevono una adeguata formazione per affrontare la più difficile delle conversazioni, quella che toglie ogni speranza di salvezza. Un’indagine sul Journal of the American Geriatric

È uno dei compiti più difficili per un medico, ma farlo e riuscire a farlo bene è fondamentale per i pazienti. Quando non c’è più nulla da fare, quando le terapie non possono garantire alcun miglioramento, quando il destino prende una strada senza via d’uscita, il dottore ha una sola possibilità: trovare le parole giuste per dire al paziente che si sta avvicinando la fine e pianificare insieme a lui il modo in cui affrontare l’ineluttabile percorso.

Da una indagine pubblicata sul Journal of the American Geriatrics Society è emerso però che solamente il 29 per cento dei camici bianchi intervistati ha ricevuto una formazione adeguata per elaborare una equilibrata conversazione sul fine vita. 

I ricercatori hanno raccolto la testimonianza telefonica di 736 medici di diverse specializzazioni, internisti, pneumologi, cardiologi, oncologi, regolarmente impegnati con pazienti di più di 65 anni di età. Il sondaggio ha messo in luce una discrepanza notevole tra quel che i dottori vorrebbero fare e quel che sono realmente in grado di fare: il 99 per cento dei partecipanti ha infatti dichiarato che parlare con i pazienti in fin di vita su ciò che li aspetta, sulle opzioni mediche per ridurre la sofferenza o sulla possibilità di interrompere i trattamenti è fondamentale. Tutti riconoscono il diritto del paziente a essere informato in modo chiaro e comprensivo sul suo destino. 

Peccato però che solamente il 29 per cento dei medici abbia imparato come farlo nel migliore dei modi. Non sono argomenti che vengono affrontati sistematicamente nei corsi di laurea in medicina. 

E solamente in pochi hanno seguito un percorso di formazione ad hoc per apprendere le cose giuste da dire e la maniera in cui dirle. Questi corsi post lauream esistono, ma molti medici dichiarano di non avere il tempo di seguirli. Non solo. C’è anche un altro tipo di ostacolo che impedisce ai dottori di dedicarsi alla pianificazione anticipata dei trattamenti per il fine vita: molti medici non vogliono togliere ai pazienti la speranza e preferiscono sorvolare sull’argomento cercando, in sostanza, di evitare il momento più critico del rapporto tra medico e paziante. 

«Dato il divario che esiste tra ciò che le persone vogliono alla fine della vita e le cure che ricevono - hanno dichiarato gli autori dell’indagine - abbiamo bisogno di mettere in piedi strumenti di formazione disponibili e di incorporarli sistematicamente nella pratica.  Affrontare gli ostacoli dei medici nella pianificazione anticipata delle terapie per soddisfare le esigenze dei loro pazienti più anziani e delle loro famiglie richiede l'integrazione di strumenti esistenti e collaudati in una strategia su tre fronti che include istruzione e formazione, percorsi formali e il rimborso per queste conversazioni critiche».