Forse smetteremo di usare l’aspirinetta per prevenire infarto e ictus

Il parere

Forse smetteremo di usare l’aspirinetta per prevenire infarto e ictus

La US Preventive Services Task Force boccia l’uso quotidiano dell’aspirina come prevenzione delle malattie cardiovascolari nelle persone over 60 per gli elevati rischi di emorragie. La nuova indicazione vale per la popolazione generale e non per chi ha avuto un ictus o un infarto

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Immagine: 14 Mostafa&zeyad, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

L’aspirina potrebbe uscire dai programmi di prevenzione primaria per le malattie cardiovascolari. La US Preventive Services Task Force (USPSTF), il panel di esperti americani che valuta costi e benefici delle strategie di prevenzione influenzando le scelte di mezzo mondo, è contraria all’assunzione quotidiana dell’aspirina nella popolazione over 60 per allontanare il pericolo di ictus o infarto e consiglia alle persone tra i 40 e i 59 anni a elevato rischio di malattie cardiovascolari, in assenza di una famigliarità, di consultare il proprio medico prima di prendere qualunque decisione. Il parere dell’USPSTF, che vale per la popolazione generale e non per le categorie specifiche come quelle che hanno avuto già un evento cardiovascolare, è ancora in forma di bozza e resterà aperto ai commenti per altre due settimane. Se la proposta del panel venisse confermata, l’aspirina subirebbe un downgrade rispetto alle precedenti indicazioni del 2016 passando dal punteggio “B” a “C” per la fascia di età 40-59 e da “C” a “D” per gli over 60. 

Tutte le strategie di prevenzione, dagli screening ai farmaci, sono valutate con le lettere dell’alfabeto da A a D in base al rapporto tra i costi -rischi e i benefici. Nella categoria “A” e “B” rientrano le analisi, i test e le medicine che procurano vantaggi comprovati e che quindi vengono raccomandati dagli scienziati. Il punteggio “C” viene assegnato alle misure di prevenzione con un beneficio piccolo e limitato ad alcune categorie di persone. In questo caso la decisione va presa caso per caso consultando il proprio medico a cui spetta il compito di valutare la singola situazione. Nella casella “D” invece finiscono tutti i test diagnostici e i farmaci che non dimostrnao sufficienti proprietà protettive e che possono persino procurare danni superiori ai benefici. La “D” corrisponde in sostanza a una bocciatura. Ed è questo il giudizio assegnato all’uso dell’aspirina come prevenzione delle malattie cardiovascolari nelle persone over 60 senza problemi cardiaci. Gli esperti della USPSTF hanno passato in rassegna tutti gli studi sull’efficacia dell’aspirina nel prevenire infarto, ictus e malattie cardiovascolari pubblicati tra gennaio 2014 e gennaio 2021, trovando che i benefici, pur essendoci, non compensano i rischi. 

Assumere un’aspirina al giorno può infatti ridurre le probabilità di andare incontro a un evento cardiovascolare ma può aumentare anche il rischio di emorragie gastrointestinali e cerebrali soprattutto in età avanzata. 

Le nuove indicazioni della task force americana valgono per la popolazione generale, si sta parlando di prevenzione primaria, e non per le persone che hanno avuto un ictus o un infarto e già assumono l’aspirina come profilassi. Tutte loro, dicono gli esperti, dovrebbero continuare la terapia a meno che il loro medico non decida diversamente. 

Anche la profilassi con l’aspirina per le persone tra i 40 e i 59 anni a elevato rischio di malattie cardiovascolari (con diabete, o in sovrappeso per esempio) ma in assenza di famigliarità slitta più in basso di un punteggio, passando da “B” (consigliato) a “C” (da valutare caso per caso con il medico). Il motivo del ripensamento è sempre lo stesso: i potenziali rischi superano i benefici. 

«L’uso quotidiano dell’aspirina può aiutare a prevenire infarto e ictus in alcune persone, ma può anche causare danni potenzialmente gravi, come emorragie interne. È importante che le persone di età compresa tra 40 e 59 anni e che non hanno una storia di malattie cardiache discutano con il proprio medico per decidere insieme se l’assunzione dell'aspirina è la scelta giusta per loro», ha dichiarato John Wong, uno dei membri della Task Force in una nota.