Frattura del femore: ritardare l'intervento di 24 ore mette a rischio la vita

L’invito

Frattura del femore: ritardare l'intervento di 24 ore mette a rischio la vita

L'operazione tempestiva riduce il rischio di embolia polmonare, infarto, polmonite. E di morte
redazione

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Operare entro 24 ore significa prevenire 79 morti ogni 10.000 pazienti trattati, 51 casi di embolia polmonare, 39 infarti e 95 casi di polmonite. 

Non è solo una questione di umanità. Operare subito un paziente con il femore rotto vuol dire allungargli la vita. Chi viene sottoposto a un intervento chirurgico entro 24 ore dall’arrivo all’ospedale corre minori rischi di complicazioni gravi in confronto a chi aspetta di più prima di entrare in sala operatoria. E per complicazioni gravi si intende infarto, coaguli di sangue o polmonite. Eventi che possono portare alla morte del paziente.

Esiste solo un modo per evitare il peggio, ed è quello di operare il prima possibile. Tra i pazienti sottoposti all’intervento entro 24 ore il tasso di mortalità è del 5,8 per cento ma sale al 6,5 per cento se l’operazione viene rimandata. Eppure, solamente un terzo degli interventi viene eseguito nei tempi sicuri. 

L’invito a fare più in fretta arriva da uno studio pubblicato su Jama che spinge a una revisione delle attuali linee guida canadesi e americane secondo le quali l’operazione all’anca deve avvenire entro 48 ore. I ricercatori sostengono che il limite dovrebbe scendere a 24 ore.

A questa conclusione sono giunti analizzando i dati di più di 42mila adulti sottoposti all’intervento al femore in 72 ospedali dell’Ontario tra il 2009 e il 2014. L’età media dei pazienti era di 80 anni e nel 71 per cento dei casi si trattava di donne. L’attesa media è stata di 39 ore. Il 7 per cento dei pazienti è morto entro 30 giorni dall’operazione. 

Anticipando l’appuntamento con il bisturi, si hanno vantaggi non trascurabili: operare entro 24 ore significa prevenire 79 morti ogni 10.000 pazienti trattati, 51 casi di embolia polmonare, 39 infarti e 95 casi di polmonite. 

«Intervenire entro 24 ore non è solamente più umano per i pazienti che aspettano l’operazione costretti a letto e pieni di dolori - ha dichiarato Daniel Pincus del Sunnybrook Hospital e dell’University of Toronto , principale autore dello studio - ma ora è stato dimostrato che in quel caso le complicazioni sono minori».

Quel che vogliono dire gli autori dello studio è estremamente chiaro: se il paziente è in buone condizioni di salute e c’è una sala operatoria disponibile  non c’è nessuna buona ragione per rimandare l’intervento. 

Ma per accorciare i tempi di attesa, bisogna cambiare radicalmente l’approccio verso i pazienti anziani. 

«Dobbiamo accettare - dice Harry Sax, autore di un editoriale di accompagnamento allo studio e chirurgo del Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles - che un paziente anziano che si rompe il femore è già a maggior rischio di complicazioni. Mettendolo a letto a riposo per molti giorni lo esponiamo ancora di più al rischio di polmonite, coaguli, embolia polmonare e piaghe da decubito». 

Nelle conclusioni gli autori dello studio invitano comunque i pazienti e i loro famigliari a non sottovalutare l’impatto negativo che la frattura del femore può avere sulla salute generale.  Aumentando i tempi di attesa per l’intervento questo impatto può essere ancora peggiore.