Una frattura tira l'altra. Se ci si rompe un osso anche gli altri si indeboliscono

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Una frattura tira l'altra. Se ci si rompe un osso anche gli altri si indeboliscono

Una frattura provoca la riduzione della densità ossea in altre parti dello scheletro
redazione

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Il fenomeno dell'indebolimento delle altre ossa a seguito di una frattura probabilmente succede perché la prima frattura innesca un processo infiammatorio in grado di ridurre la densità ossea in altre parti dello scheletro anche lontane

Rompersi un braccio può indebolire le caviglie, l’anca, la colonna spinale aumentando le probabilità di successive fratture in queste parti del corpo. È la curiosa conclusione a cui sono giunti due studi della University of California di Davis che hanno dimostrato per la prima volta che la frattura di un singolo osso in una parte del corpo può ridurre la densità ossea di qualunque altra parte dello scheletro, anche distante dal punto danneggiato. La scoperta potrebbe portare a nuove strategie terapeutiche per la prevenzione delle fratture.

Il primo studio, pubblicato sulla rivista Osteoporosis International, ha coinvolto circa 4mila donne la cui salute ossea è stata monitorata per 20 anni con specifici esami e la puntuale registrazione di tutte le fratture. Regolarmente le partecipanti venivano sottoposte alla misurazione della densità minerale ossea (Bmd) dell’anca, una valutazione della quantità di materia minerale presente per centimetro quadrato di osso.

Dall’analisi dei risultati è emerso che la densità minerale ossea dell’anca diminuiva nel corso degli anni in tutte le donne, ma in misura maggiore nelle donne che si erano fratturate qualche osso, anche se la frattura riguardava parti dello scheletro lontane dall’anca. In questo gruppo di persone la Bmd diminuiva di media tra l’89 e il 77 per cento all’anno, mentre nelle donne che non avevano avuto danni all’apparato scheletrico la Bmd si riduceva a ritmi più lenti (66% l’anno). 

«La perdita di densità ossea successiva a una frattura - si legge nello studio - può aumentare il rischio di future fratture in tutte le parti dello scheletro. È necessaria una maggiore comprensione dei meccanismi che sembrano contribuire a una accelerata perdita di densità ossea in seguito a una frattura per ridurre il rischio di fratture successive»

Il secondo studio pubblicato sul Journal of Bone and Mineral Research è stato condotto sui topi con fratture femorali. Gli animali sono stati sottoposti alla misurazione della densità minerale ossea in varie ossa del corpo. Ancora una volta è stata notata una perdita della densità ossea in tutto il corpo successivamente alla frattura, soprattutto lungo la colonna, e soprattutto nelle prime due settimane dall’incidente. Inoltre, i topi che avevano subito la frattura di un osso mostravano livelli più alti degli indicatori di infiammazione nel sangue. 

Questo secondo studio ha anche dimostrato che le possibilità di recupero cambiano a seconda dell’età. Come è normale aspettarsi gli animali più giovani riescono a tornare ai livelli di densità ossea precedenti alla frattura, mentre gli animali più anziani non hanno la stessa capacità.

«Sappiamo che una frattura sembra condurre ad altre, ma non sapevamo il perché - ha detto Blaine Christiansen, che ha guidato entrambi gli studi - Il nostro lavoro è un primo passo verso l’individuazione del meccanismo cellulare della perdita sistematica della densità ossea». 

I ricercatori hanno intenzione di proseguire le ricerche concentrandosi soprattutto sui fattori infiammatori successivi alla frattura che potrebbero rivelarsi la causa principale della perdita di densità ossea osservata nelle altri parti dello scheletro. 

«È possibile che questi fattori siano la chiave che innesca la perdita di densità minerale ossea una volta che si rompe un osso - ha ipotizzato Christiansen -  In definitiva speriamo di sviluppare strategie terapeutiche in grado di interrompere questo processo e prevenire la perdita di densità ossea».