Gimbe: «Non ci sono prove definitive che la cannabis sia efficace contro il dolore cronico»

Gimbe: «Non ci sono prove definitive che la cannabis sia efficace contro il dolore cronico»

redazione

Negli adulti con dolore cronico le evidenze sui potenziali benefici e rischi della cannabis terapeutica sono ancora esigue.

È questa la conclusione di un Position Statement della Fondazione GIMBE che ha analizzato 13 revisioni sistematiche e 62 studi per valutare gli effetti analgesici dei trattamenti a base di cannabis in pazienti con dolore cronico. 

«Limitate evidenze scientifiche dimostrano che i preparati a base di cannabis con contenuto standardizzato di THC-CBD possono alleviare il dolore neuropatico, ma le prove di efficacia sono insufficienti nei pazienti con altri tipi di dolore», ha precisato il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta. «Peraltro, la maggior parte degli studi sono di piccole dimensioni, spesso con rilevanti limiti metodologici e non conosciamo gli effetti a lungo termine perché la durata del follow-up è limitata».

«Diverse motivazioni ci hanno indotto a realizzare il Position Statement», dice Cartabellotta. «Innanzitutto, il dolore cronico è l’indicazione che dal punto di vista epidemiologico ha il maggior impatto sulle necessità terapeutiche e, di conseguenza, sulla produzione di cannabis; in secondo luogo, i medici saranno sempre più spesso chiamati a discutere di benefici e rischi della cannabis con i loro pazienti, tenuti a rilasciare un consenso informato scritto; infine, le evidenze scientifiche sono estremamente frammentate e non disponiamo di una mappa delle conoscenze per guidare decisioni dei medici e scelte dei pazienti, orientare la conduzione di ulteriori studi e fornire alle Istituzioni elementi oggettivi per stimare il fabbisogno nazionale di cannabis».

«È una grande conquista sociale – conclude Cartabellotta – che l’iter del DdL S.2947 sia in dirittura di arrivo con l’obiettivo di disciplinare l’utilizzo della cannabis per uso terapeutico. Tuttavia, considerato che gli oneri della cannabis ad uso terapeutico saranno a carico del Servizio Sanitario Nazionale, non si può ignorare che nei pazienti con dolore cronico non esistono dati definitivi sulla sua efficacia e che le informazioni sui potenziali rischi sono ancora limitate. Ecco perché, al fine di utilizzare meglio il denaro pubblico, è indispensabile sia non alimentare aspettative irrealistiche nei pazienti, sia condurre ulteriori studi».