Glioblastoma: la terapia con i campi elettrici regala qualche mese di vita in più

Lo studio

Glioblastoma: la terapia con i campi elettrici regala qualche mese di vita in più

Non è molto, ma è il primo risultato positivo dopo anni di ricerche
redazione

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Steve, un paziente trattato con Optune. Immagine ©Novocure, www.optune.com

Definirli un successo non è nelle loro intenzioni, ma i ricercatori che su Jama hanno descritto i risultati di una innovativa tecnica per il trattamento del glioblastoma, il più aggressivo dei tumori celebrali, non possono nascondere la soddisfazione per quello che ritengono un importante passo avanti per allungare la sopravvivenza dei pazienti, il primo dopo anni di insuccessi. 

Protagonista della sperimentazione è un casco che invia segnali elettrici al cervello e che ha dimostrato di regalare qualche mese di vita in più ai pazienti. L’originale dispositivo, chiamato Optune,  è stato testato su 695 persone colpite dal tumore cerebrale dalla prognosi infausta. Tutti loro erano passati per il tradizionale protocollo medico, ovvero rimozione chirurgica, radioterapia e chemioterapia con il farmaco antitumorale temozolomide. 

I partecipanti allo studio sono stati divisi in due gruppi, uno è stato sottoposto esclusivamente alla chemioterapia, l’altro ha ricevuto in aggiunta il trattamento elettrico con Optune. Diciamolo subito: i vantaggi dimostrati dal casco elettrico sono una buona notizia per gli addetti ai lavori, da tempo in cerca di qualche minimo progresso nelle terapie, ma non sono “il miracolo” sperato dai pazienti. Vediamo perché: nel gruppo trattato con la sola chemioterapia l’ineluttabile recidiva si è presentata in media dopo quattro mesi dalla terapia, mentre nel gruppo trattato anche con Optune l’intervallo di tempo si è allungato fino a 6,7 mesi. E ciò vuol dire che Optune allunga la vita. Di quanto? I pazienti che hanno ricevuto solamente la chemioterapia sono sopravvissuti in media per 16 mesi dall’inizio dello studio, gli altri per 20,9 mesi. 

In altri casi questi numeri non farebbero notizia, ma bisogna ricordare che la ricerca sulle cure per il glioblastoma è ferma a un punto morto da più di dieci anni. Gli ultimi progressi risalgono al 2005 e riguardano la chemioterapia a base di temozolimide. Da allora in poi tutti i numerosi trial clinici hanno fallito.  Il dispositivo Optune, prodotto da Novocure, è per ora l’unica novità positiva all’orizzonte. E quei 4 mesi di vita in più procurati dall’innovativa tecnica terapeutica sono l’unica speranza a cui pazienti e medici possono aggrapparsi. 

Gli scienziati ricorrono a vari strumenti per valutare l’efficacia di un trial clinico e uno di questi è la “sopravvivenza libera da progressione della malattia”. Ebbene dopo due anni era ancora in vita il 43 per cento dei pazienti trattati con Optune in confronto al 30 per cento dei pazienti sottoposti alla sola chemioterapia. Dopo cinque anni le due percentuali passano rispettivamente al 13 per cento e al 5 per cento. 

«È un grande successo? - si chiede Roger Stupp del Northwestern University Feinberg School of Medicine principale autore dello studio - No, questa è la parte deludente dello studio. Ma si tratta comunque di una riduzione del 37 per cento del rischio di morte nei primi due anni ed è la prima novità che abbiamo dal 2005 capace di aumentare la sopravvivenza».

Il glioblastoma colpisce circa 3 ogni 100mila persone negli Stati Uniti ogni anno. Circa l’85 per cento dei pazienti muore entro cinque anni dal momento della diagnosi, il 75 per cento entro due anni e solo la metà arriva a 15-18 mesi.