Gotta: più dell'alimentazione contano i geni

Nuovo verdetto

Gotta: più dell'alimentazione contano i geni

L'impatto di ciò che si mangia è molto inferiore a quel che si credeva
redazione

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Da secoli le persone che soffrono di gotta sono avvolte dallo stigma riconducibile all'idea che la malattia sia conseguenza di un’alimentazione eccessiva, spesso dell'abuso di alcol e di scorretti stili di vita. Immagine: Wellcome Collection

Per secoli tutte le colpe sono state date alla dieta. Ora un nuovo studio pubblicato sul Bmj dimostra, mettendo in crisi le consolidate convinzioni, che la gotta dipende più dai geni che dall’alimentazione. Significa che la malattia infiammatoria dovuta a elevate concentrazioni di acido urico nel sangue (iperuricemia) non è così facile da prevenire a tavola. «In confronto al contributo genetico - scrivono i ricercatori nelle conclusioni - la dieta spiega in parte molto ridotta la variazione di acido urico nel sangue nella popolazione generale».

Un gruppo di ricercatori della Nuova Zelanda ha analizzato le abitudini alimentari di 8.414 uomini e 8.346 donne maggiori di 18 anni senza gotta o malattie renali che non assumevano farmaci diuretici. All’inizio dello studio tutti i partecipanti hanno eseguito analisi del sangue per valutare i livelli di acido urico e sono stati sottoposti a esami sul profilo genetico. 

Gli scienziati hanno analizzato tutti i fattori di rischio che avrebbero potuto contribuire allo sviluppo della gotta come sesso, età, indice di massa corporea, il consumo di calorie quotidiano, il livello di istruzione, l’attività fisica e la condizione di fumatore. 

La gotta, malattia infiammatoria che colpisce le articolazioni causando dolore e gonfiore, è più frequente nella popolazione maschile di età superiore ai 40 anni. L’iperuricemia che è responsabile della patologia è anche associata a malattie renali croniche, ipertensione e sindrome metabolica.  

Dall’analisi dell’alimentazione seguita dai partecipanti sono emersi 7 cibi associati con un aumento dei livelli di acido urico nel sangue: birra, liquori, vino, patate, pollame, bibite e carne. Sono stati anche individuati 8 cibi con un apparente effetto preventivo: uova, noccioline, cerali, latte scremato, formaggio, pane integrale, margarina e frutta a eccezione degli agrumi. 

Ma gli scienziati hanno osservato che la dieta influisce poco, sia nel bene che nel male, essendo responsabile di meno dell’1 per cento delle variazioni nei livelli di acido urico nel sangue.

I fattori genetici invece hanno un peso molto maggiore e incidono per quasi un quarto sulle variazioni di acido urico. 

«I nostri risultati sfidano ampiamente la percezione della popolazione secondo la quale l’iperuricemia è prevalentemente provocata dall’alimentazione - scrivono i ricercatori nello studio- dimostrando per la prima volta che le varianti genetiche contribuiscono alla iperuricemia in misura maggiore rispetto alle abitudini alimentari». 

The Gout by James Gillray. Published May 14th 1799, via Wikimedia Commons

Lo studio potrebbe finalmente porre fine allo stigma che spesso colpisce le persone che soffrono di gotta, considerate le prime responsabili della propria condizione dovuta a un’alimentazione sbagliata e a uno scorretto stile di vita.  Un giudizio che ha gravi conseguenze. Spesso, a causa della cattiva reputazione che li accompagna, i pazienti sono riluttanti a cercare aiuto perché temono di non essere presi sul serio o di venire rimproverati per le loro abitudini poco salutari. «Questo studio - scrivono gli autori di un editoriale di accompagnamento -  fornisce prove evidenti del fatto che in gran parte la predisposizione di alcuni pazienti all’iperuricemia non è modificabile». 

Va però ricordato che lo studio ha valutato l’impatto della dieta in persone sane, senza esprimere alcun giudizio sull’effetto dell’alimentazione nei pazienti con gotta. I ricercatori non escludono quindi la possibilità che una consolidata condizione di ipeuricemia si possa correggere con la dieta.