Gravidanza possibile anche per le donne con malattie autoimmuni

Le indicazioni

Gravidanza possibile anche per le donne con malattie autoimmuni

redazione

Le donne che soffrono di malattie autoimmuni a manifestazione gastro-reumatologica come spondiloartriti, artrite reumatoide, malattie infiammatorie croniche intestinali, possono finalmente avere un figlio, partorire e poi allattare, senza più specifiche controindicazioni. La gravidanza va però programmata con attenzione, scegliendo il momento in cui la malattia sia in uno stato stabile di quiescenza, apportando alcune modifiche alla terapia farmacologica assunta, in modo tale da non arrecare danni né alla madre né al feto ma soprattutto facendosi seguire, sin dalle prime fasi della gestazione, da un team medico multidisciplinare.

Sono le indicazioni che emergono dal 4° Congresso Nazionale della Società Italiana di Gastro Reumatologia – SIGR tenutosi nei giorni scorsi a Roma. 

«La gravidanza certamente è una condizione fisiologica che tuttavia, in pazienti con malattie reumatiche autoimmuni, determina alcune problematiche», sottolinea il presidente della Società Italiana di Gastro Reumatologia Bruno Laganà. 

«Si è portati spesso a prescrivere una riduzione dei farmaci in corso di gravidanza, nella convinzione che soprattutto i farmaci reumatologici siano dannosi per il feto e per la madre. Oppure, si ritiene che alcune malattie come l’artrite reumatoide possano avere una remissione dovuta alla gravidanza e quindi permettere, secondo alcuni medici, la sospensione dei farmaci. Questo assunto è stato smentito dalle nuove ricerche scientifiche: per esempio, sappiamo che adesso è possibile somministrare anche in gravidanza farmaci in uso per la terapia dell’artrite reumatoide; ma anche che alcune molecole della famiglia di anti-TNF presenti nei farmaci biologici possono essere presi per tutti e nove i mesi».

In particolare, «le donne affette da spondiloartrite (SpA) o malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) possono avere gravidanze di successo se seguite da un team multidisciplinare (reumatologo, gastroenterologo, ginecologo-ostetrico, dermatologo, oculista, etc.) che attui un monitoraggio del benessere materno-fetale e imposti una terapia, compatibile con la gravidanza, mirata al mantenimento della remissione della malattia materna in accordo con il corretto sviluppo del feto», aggiunte Micaela Fredi, dell’unità operativa di Reumatologia e Immunologia Clinica agli Spedali Civili di Brescia.