«Grazie David Bowie. Anche per la tua morte coraggiosa»

Cure palliative

«Grazie David Bowie. Anche per la tua morte coraggiosa»

Bowie_Blackstar.png

Screenshot from David Bowie - Blackstar, https://www.youtube.com/watch?v=kszLwBaC4Sw
di redazione

«Caro David… No, non dirmi che è vero… Nonostante la notizia della tua morte ci abbia buttato giù in quei grigi e freddi giorni di gennaio, molti di noi siamo andati avanti con il nostro lavoro quotidiano. All’inizio di quella settimana ho avuto una discussione con una paziente in ospedale, di fronte alla fine della sua vita. Abbiamo discusso della tua morte e della tua musica e ci siamo trovati a parlare di tante cose pesanti, di cui non è sempre facile discutere con qualcuno alla vigilia della propria morte. In realtà, la tua storia è diventata per noi un modo per parlare molto apertamente della morte».

Comincia così, sul sito del Bmj, una lettera che lo specialista di cure palliative Mark Taubert immagina di indirizzare a David Bowie, il cantante morto per cancro lo scorso 10 gennaio.

Di certo un estimatore del "Duca Bianco”, Taubert, che ricorda nella lettera come la sua musica abbia costellato le tappe della sua vita. «Grazie per gli anni Ottanta, quando il tuo ChangesOneBowie ci ha regalato ore di gioioso ascolto soprattutto in un viaggio da Darmstadt a Colonia e ritorno»; «Grazie per Berlino, soprattutto nella fase iniziale, quando le tue canzoni ci hanno fornito lo sfondo musicale di ciò che stava accadendo in Germania Est e Ovest. Ho ancora Helden su vinile e l’ho messo su di nuovo quando ho saputo della tua morte»; ma soprattutto, «grazie per Lazarus e Blackstar», l’ultimo lavoro di Bowie, uscito due giorni prima della sua morte.

E qui, il fan Taubert cede il passo al Taubert medico: «Sono un medico di cure palliative e ciò che hai fatto nel periodo vicino alla tua morte ha avuto un profondo effetto su di me e su molte persone con cui lavoro. […] Ho spesso sentito quanto eri meticoloso nella vita. E per me, il fatto che la tua dolce morte abbia coinciso così strettamente con l'uscita del tuo album, con il suo messaggio di saluto, nella mia mente è improbabile che ciò sia una coincidenza».

La morte del cantante diventa un esempio di quel che dovrebbero essere le cure palliative, di come i medici dovrebbero confrontarsi con i pazienti e questi ultimi affrontare la difficile ultima sfida.

«La tua morte a casa. Molte persone con cui parlo come parte del mio lavoro pensano che la morte avvenga prevalentemente in ospedale, […] ma presumo che tu abbia scelto la casa e pianificato questo in dettaglio. Questo è uno degli obiettivi delle ​​cure palliative e il fatto che tu sia riuscito a realizzarlo può significare che gli altri vedranno come un’opzione desiderabile che vorrebbero soddisfatte».

«Per controllare i sintomi avrai probabilmente avuto professionisti di cure palliative che ti avranno consigliato sulla gestione del dolore, della nausea, della vomito, della dispnea, e posso immaginare che hanno fatto bene. Credo che avrete discusso di ogni travaglio emotivo», continua il medico. «Per la pianificazione delle decisioni di fine vita […] sono certo che tu avessi un sacco di idee e aspettative […] e queste sono state indicate chiaramente e per iscritto, vicino al tuo letto, in moo che tutti coloro che hai incontrato fossero consapevoli di quel che volevi, indipendentemente dalla tua capacità di comunicare. […] E dubito che qualcuno abbia effettuato la rianimazione cardiopolmonare nelle tue ultime ore o giorni di vita, o l’abbia soltanto presa in considerazione. Purtroppo, alcuni pazienti che non lo hanno esplicitamente rifiutato, ricevono ancora questo trattamento, di default. […] È molto probabile che tu avessi dato disposizioni di non tentare la rianimazione cardiopolmonare. Posso solo immaginare cosa deve essere stato discutere di questo, ma sei stato ancora una volta un eroe anche nel momento più difficile della tua vita».

Tutto ciò, l’esempio di Bowie per Taubert può diventare decisivo nella pratica clinica. «Con la signora che aveva da poco ricevuto la notizia di avere un cancro avanzato e che probabilmente non avrebbe vissuto più di un anno […] ho parlato di te e amava la musica. E poi abbiamo parlato di buona morte, […] di cure palliative e di come possono aiutare. […] Entrambi ci siamo chiesti chi fosse stato con te quando hai esalato il tuo ultimo respiro e se qualcuno ti teneva la mano. Credo che questo fosse un aspetto del modo in cui immaginava i suoi ultimi momenti della massima importanza per lei. E tu le hai dato un modo di esprimere questo desiderio personale con me, un perfetto sconosciuto. Grazie».