Hiv: cancellate le tracce del virus. È il secondo paziente al mondo a essere “guarito”

Il caso

Hiv: cancellate le tracce del virus. È il secondo paziente al mondo a essere “guarito”

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Il paziente si è sottoposto a un trapianto di cellule staminali del midollo osseo per curare un tumore. Da 18 mesi non ci sono tracce del virus HIV nel suo organismo
di redazione

Passerà alla storia come “il paziente di Londra”. Non conosciamo la sua identità, ma sappiamo che è la seconda persona al mondo ad aver eliminato dall’organismo tutte le tracce dell’Hiv. Sono passati 18 mesi dall’interruzione della terapia antiretrovirale e l’anonimo paziente inglese non mostra più alcun segno di infezione. Significa che è guarito? 

Gli scienziati dell’University College London e dell’Imperial College London, che hanno descritto l’eccezionale caso su Nature (la rivista ha però avvertito che quella pubblicata è una versione preliminare del lavoro che verrà sottoposto a verifiche formali e sostanziali) preferiscono, almeno per ora, parlare di “remissione a lungo termine”.

La notizia,  arriva pochi giorni dopo che Timothy Ray Brown ha festeggiato i suoi 12 anni senza Hiv. Finora Brown, noto come “il paziente di Berlino”, era l’unica persona al mondo ad essere considerata completamente guarita dall’infezione. Proprio come Brown anche il paziente di Londra sembrerebbe avere eliminato il virus grazie a un trapianto di cellule staminali del midollo osseo eseguito per curare un tumore e non l’Hiv.

In entrambi i casi è stata cruciale la selezione del donatore. La scelta è ricaduta su due individui portatori di una particolare mutazione genetica che garantisce resistenza all’Hiv: nei due donatori mancava il recettore Ccr5, la proteina presente sulle cellule del sistema immunitario utilizzata dal virus per entrare nell’organismo e infettarlo. 

Del paziente di Londra, che ha preferito mantenere l’anonimato, sappiamo quanto basta per ricostruirne il percorso di “guarigione”. Si tratta di un uomo risultato positivo all’Hiv nel 2003,  in terapia antiretrovirale dal 2012 con una diagnosi di linfoma di Hodgkin arrivata poco dopo avere iniziato ad assumere i farmaci contro il virus dell’immunodeficienza umana.

Il suo percorso terapeutico è simile a quello di Brown, che però era affetto da leucemia. Alla chemioterapia è seguito un trapianto di cellule staminali ematopoietiche da un donatore con la provvidenziale mutazione Ccr5. La ragione del successo del trapianto di midollo contro l’Hiv è chiara: le  nuove cellule immunitarie prive del recettore Ccr5 impediscono al virus di provocare l’infezione. 

Il paziente di Londra ha proseguito la terapia antiretrovirale per 16 mesi dopo il trapianto; dopo non ha più assunto alcun farmaco per l’Hiv. Oggi, a18 mesi dall’interruzione del trattamento, nel suo organismo non c’è traccia del virus. Un periodo sufficiente per poter parlare di remissione a lungo termine, se non di vera e propria guarigione. Gli scienziati hanno anche potuto verificare che le cellule del sistema immunitario restavano incapaci di esprimere il recettore Ccr5. 

«Ottenendo la remissione in un secondo paziente con un approccio simile, abbiamo dimostrato che il paziente di Berlino non era un'anomalia e che è proprio l’intervento terapeutico ad aver eliminato l'Hiv in queste due persone», ha dichiarato Ravindra Guptaautore principale dello studio. 

Questo secondo caso di “guarigione” lascia immaginare che una cura dell’Hiv, per quanto difficile, non è impossibile. Sarebbe una rivoluzione: al momento l'unico modo per curare l’Hiv, infatti, è assumendo per tutta la vita  farmaci che sopprimono il virus ma non lo eliminano del tutto.

«Trovare un modo per eliminare completamente il virus è una priorità globale urgente, ma è particolarmente difficile perché il virus si integra nei globuli bianchi del suo ospite», ha aggiunto Gupta.

Naturalmente, il trapianto di midollo osseo non può essere un trattamento standard da proporre a tutti i pazienti con Hiv. Si tratta di un intervento invasivo che comporta rischi ed effetti collaterali non banali.

Ma gli scienziati potrebbero avere individuato, proprio grazie alla risposta osservata nei due pazienti dopo il trapianto, la chiave di volta per una cura. Un'ipotesi potrebbe essere una terapia genica per mettere fuori uso il recettore Ccr5 nelle persone sieropositive. 

«È ancora troppo presto per affermare con certezza che il nostro paziente è guarito dall’Hiv. I dottori continueranno a monitorare le sue condizioni. Ma l’apparente successo del trapianto di cellule staminali offre speranza alla ricerca di una cura a lungo attesa per l’Hiv/Aids», conclude il coordinatore dello studio Eduardo Olavarria, direttore dell'Unità di Trapianto di Midollo all'Hammersmith Hospital di Londra e docente all'Imperial College London.