Hiv. La PrEP fa un balzo avanti: un’iniezione ogni due mesi invece che una pillola al giorno

Lo studio

Hiv. La PrEP fa un balzo avanti: un’iniezione ogni due mesi invece che una pillola al giorno

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La PrEP consiste nell'assumere quotidianamente una dose del farmaco contenente l'associazione dei principi attivi tenofovir ed emtricitabine (ne esistono due versioni: lo storico Truvada e il più recente Descovy). 
di redazione

Un’iniezione ogni due mesi, invece di una pillola al giorno. Così potrebbe cambiare la profilassi pre-esposizione (PrEP) per l’Hiv grazie a un nuovo farmaco che garantisce alle persone a rischio una protezione di lunga durata. La molecola in questione si chiama cabotegravir e le sue promettenti proprietà sono emerse da un trial clinico promosso dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid), che fa parte dei National Institutes of Health statunitensi.

La ricerca di un vaccino contro l'Hiv sta andando avanti, ma i risultati tardano ad arrivare. A oggi per prevenire il rischio di contrarre l'infezione esistono solo due opzioni: l'adozione di strumenti di protezione come il preservativo durante i rapporti sessuali e l'assunzione di farmaci capaci di impedire al virus di "attecchire", cioè la cosiddetta profilassi pre-esposizione. 

A oggi la strategia consiste nell'assumere quotidianamente una dose del farmaco contenente l'associazione dei principi attivi tenofovir ed emtricitabine (ne esistono due versioni: lo storico Truvada e il più recente Descovy). 

Lo studio, cominciato nel 2016, ha voluto confrontare questo regime con il nuovo farmaco cabotegravir che viene somministrato con iniezioni intramuscolari ogni 8 settimane. 

Per farlo sono stati coinvolti 4.570 persone provenienti da 7 Paesi del mondo (Argentina, Brasile, Peru, Sud Africa, Tailandia, Stati Uniti e Vietnam). Si trattava di uomini o di donne transgender senza Hiv esposti al rischio di contrarre l’infezione attraverso i rapporti sessuali. 

I partecipanti sono stati divisi in modo casuale in due gruppi: alcuni hanno ricevuto iniezioni di cabotegravir e compresse orali di placebo, altri iniezioni di placebo e compresse orali giornaliere di Truvada. Lo studio è stato condotto in doppio cieco: né i partecipanti, né i ricercatori sapevano quale terapia venisse adottata. 

Non ci sono ancora i dati definitivi dello studio, ma dall’analisi intermedia è emersa l’efficacia di cabotegravir nel prevenire l’Hiv. 

Nel corso della sperimentazione 50 persone sono state contagiate con l’Hiv. Di queste 12 avevano ricevuto il nuovo farmaco e 38 avevano assunto una compressa al giorno di Truvada. 

Traducendo questo scenario in termini statistici viene fuori che l’incidenza dell’infezione è pari a 0, 38 per cento nel gruppo che ha assunto cabotegravir e a 1,21 per cento nel gruppo che ha assunto Truvada. 

Di fronte a risultati tanto promettenti, gli esperti del comitato di monitoraggio per la sicurezza dei dati che hanno condotto l’analisi intermedia hanno invitato il National Institute of Allergy and Infectious Diseases a rendere pubblici i dati ottenuti finora. Gli sperimentatori hanno accolto l’invito annunciando maggiori dettagli sul trial nelle prossime settimane. 

Il farmaco cabotegravir sta ottenendo buoni risultati anche in un secondo studio di fase 3 ancora in corso che ha coinvolto 3mila donne in sette Paesi dell’Africa. 

Il vantaggio del nuovo farmaco è evidente: assumere una medicina al giorno è un impegno che non tutti riescono a rispettare diligentemente, mentre un’iniezione ogni due mesi aumenterebbe notevolmente l’aderenza alla terapia con importanti risultati in termini di riduzione del rischio di contrarre l'infezione.