L’impianto del pacemaker diventa più sicuro: meno infezioni grazie alla retina impregnata di antibiotici

Cuore

L’impianto del pacemaker diventa più sicuro: meno infezioni grazie alla retina impregnata di antibiotici

di redazione

Dopo l’impianto del pacemaker o defibrillatore impiantabile, le infezioni della tasca chirurgica, cioè lo spazio in cui il dispositivo è allocato, sono uno delle complicazioni più temibili. Più di un’infezione su due (il 61%) però può essere evitata se i dispositivi vengono prima avvolti in una membrana, impregnata da antibiotici a rilascio controllato. 

È quanto emerge dallo studio Wrap-it presentato al meeting annuale dell’American College of Cardiology che si chiude oggi a New Orleans e al congresso della European Heart Rhythm Associaton in corso fino a domani a Lisbona. 

Lo studio ha coinvolto in tre anni 256 ospedali e 776 cardiologi in Usa, Europa (Italia compresa), Asia e Nuova Zelanda ed è stata svolta su 7.000 pazienti, divisi in due bracci: nel primo i dispositivi erano stati impiantati con modalità tradizionali, nel secondo con la protesi avvolta dalla membrana impregnata da due antibiotici, rifampicina e minociclina, rilasciati in maniera costante per circa sette-dieci giorni. L’involucro viene assorbito in circa nove settimane. 

Ebbene, il tasso di infezioni nel braccio con la membrana antibiotica è risultata inferiore del 61%. «In Medicina dati così significativi sono rarissimi», afferma Mauro Biffi, responsabile della struttura Cardiologica di elettrofisiologia dell’Università di Bologna che ha partecipato allo studio. 

«Le infezioni dei pazienti con un dispositivo elettronico impiantato (Cied) sono un rischio non solo per i pazienti ma anche per i sistemi sanitari in quanto determinano elevatissimi costi legati alla degenza ospedaliera, alla terapia antibiotica prolungata, alla necessita di espiantare il dispositivo e gli elettrocateteri e di reimpiantarlo successivamente», spiega Giuseppe Boriani, direttore Cardiologia Università di Modena e Reggio Emilia. «Pertanto strategie associate a una riduzione del rischio di infezioni costituiscono un buon investimento per i sistemi sanitari».

«La cura con dispositivi medici impiantabili dei pazienti clinicamente sempre più complessi ha comportato di pari passo un aumento delle infezioni dei dispositivi stessi», spiega Maria Grazia Bongiorni, direttore UO Cardiologia 2 Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana. «Come dimostrato dal Registro Europeo sull’estrazione degli elettrocateteri ELECTRa, l’estrazione dei dispositivi elettronici cardiaci rappresenta ad oggi il gold standard per la risoluzione della maggior parte delle complicanze infettive ma nonostante questo la mortalità a lungo termine dei pazienti che sono stati curati per un’infezione di dispositivi elettronici rimane alta. Per questo motivo strategie legate alla prevenzione del rischio di infezione, come ha evidenziato il Wrap-It, potranno giocare un ruolo chiave in questa importante battaglia».