Infarto. Uno smartwatch e i contatti virtuali con il medico evitano le ricadute

Riabilitazione 2.0

Infarto. Uno smartwatch e i contatti virtuali con il medico evitano le ricadute

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Non solo efficace: secondo i pazienti il programma di riabilitazione virtuale è anche gratificante dal momento che si ha la possibilità di essere coinvolti nelle cure e avere il controllo sulla propria salute
di redazione

Allo smartwatch non sfugge nulla: gli esercizi fatti e quelli saltati, i progressi e i traguardi mancati, la frequenza cardiaca sotto sforzo e le eventuali anomalie. Per i pazienti con malattia cardiovascolari questo controllo permanente è una salvezza perché riduce il rischio di un secondo evento cardiaco e di un ricovero ospedaliero. 

Gli effetti preventivi del dispositivo indossabile vengono poi amplificati se si aggiungono periodici contatti a distanza con un team dedicato che rassicura, incoraggia e fornisce risposte ai dubbi dei pazienti. 

Studiosi del Kaiser Permanente, network di ospedali americani, hanno dimostrato che un programma virtuale di riabilitazione cardiaca che prevede l’uso combinato dello smartwatch e di una piattaforma digitale, in comunicazione l’uno con l’altra, allontana le probabilità di un successivo infarto in chi ne ha già subito uno. 

La strategia preventiva 2.0 è stata descritta sulle pagine del NEJM Catalyst, rivista che proprio nel racconto die casi di successo ha il suo focus. I ricercatori hanno arruolato nel programma di riabilitazione virtuale 2.300 pazienti per otto settimane. Ognuno di loro ha ricevuto un piano d’azione specifico per le proprie esigenze. Tutti i partecipanti sono stati  invitati a indossare uno smartwatch per monitorare l’attività fisica e il battito cardiaco. I dati registrati dal dispositivo indossabile venivano caricati automaticamente sul profilo del paziente su una piattaforma digitale condiviso con il proprio terapeuta.  I partecipanti al programma di riabilitazione incontravano virtualmente il proprio referente una volta a settimana per discutere insieme i progressi e valutare eventuali aggiustamenti allo stile di vita. Il personale restava comunque a disposizione in qualunque momento al di fuori dell’orario dell’appuntamento settimanale in caso di dubbi da risolvere con maggiore urgenza. 

Al termine delle 8 settimane i pazienti continuavano a ricevere consulenze dai propri coach per altre 12 settimane. 

Ebbene, il programma riabilitativo ha registrato un tasso di riammissione ospedaliera del 2 per cento rispetto al 10-15 per cento di altri programmi. 

«I vantaggi clinici degli incontri regolari con possibilità di contattare il team di assistenza 24 ore su 24, 7 giorni su 7,sono duplici: i terapeuti stringono relazioni più forti con i pazienti grazie a maggiori momenti di contatto e i pazienti ricevono un piano di trattamento più olistico con servizi a tutto tondo come coaching sul benessere e counselling. Tuttavia, per molti pazienti, l'aspetto più gratificante della riabilitazione cardiaca virtuale è la possibilità di avere il controllo sulla propria salute. Tracciando i progressi, i pazienti vengono coinvolti nelle loro cure», ha detto Columbus Batiste a capo del dipartimento di cardiologia del Kaiser Permanente Riverside Medical Center.