Interconnessione: un nuovo paradigma nell'interpretazione delle malattie del cuore

Il Congresso

Interconnessione: un nuovo paradigma nell'interpretazione delle malattie del cuore

di redazione

Interconnessione: è una delle parole chiave della 32^ edizione di “Conoscere e curare il cuore”, organizzato dall'1 al 4 ottobre a Firenze dal Centro per la lotta contro l’Infarto.

La ricerca scientifica conferma infatti i collegamenti tra le malattie cardiovascolari e altre patologie, alterazioni e condizioni individuali.

Ipertensione e demenza. Lo studio Coronary Artery Risk Development in Young Adults (CARDIA), per esempio, ha dimostrato come l’esposizione ai diversi fattori di rischio cardiovascolare a partire dall’età adolescenziale si associ, in un periodo di osservazione di 25 anni, a peggiori performance cognitive, con una prevalente compromissione delle funzioni esecutive e della memoria verbale. Più recentemente, i dati della coorte inglese Insight hanno rivelato una significativa associazione tra l’aumento della pressione arteriosa nei giovani adulti e un maggior danno della sostanza bianca cerebrale e un più piccolo volume cerebrale nelle decadi successive. Nel corso degli ultimi anni, peraltro, numerosi studi hanno portato a ipotizzare che il trattamento antipertensivo possa rappresentare uno strumento per prevenire deterioramento cognitivo e demenza.

Un possibile aiuto dal microbiota intestinale. Aumenta il numero degli studi che evidenziano la correlazione tra microbiota intestinale e rischio cardiovascolare. Per esempio, alcune specie del microbiota influenzano il metabolismo di specifici componenti alimentari (come la carnitina, la colina, la forfatidilcolina), sintetizzando il precursore della TMAO, una molecola con documentata attività lesiva sulla parete vascolare. Altri ceppi metabolizzano invece la fibra alimentare, sintetizzando acidi grassi a corta catena, che hanno tra l’altro di una significativa attività antinfiammatoria, oppure producono metaboliti secondari originati da molecole presenti negli alimenti (come l’enterodiolo che deriva dalla lignina), caratterizzati da un’attività di protezione vascolare. Secondo i ricercatori, la possibilità di influenzare la composizione e l’attività del microbiota intestinale potrebbe rappresentare in futuro un componente importante delle strategie di prevenzione cardiovascolare.

La Bpco associata all'infarto. Sul fronte della Broncopneumopatia cronica ostruttiva sembra ormai indiscutibile che la mortalità della Bpco sia prevalentemente cardiovascolare, piuttosto che respiratoria: la prevalenza di cardiopatia ischemica è, infatti, eccezionalmente alta (tra il 20% e il 60% a seconda delle popolazioni studiate) e nettamente più frequente rispetto alla popolazione generale. Inoltre in diversi studi è risultato che nella fase “stabile” di Bpco il rischio di infarto miocardico acuto è aumentato di circa 2-3 volte rispetto alla popolazione di controllo senza malattie polmonari.

Non lavarsi i denti aumenta il rischio di infarto. I primi studi epidemiologici osservazionali che esaminavano l’associazione tra igiene orale e malattie cardiovascolari avevano dimostrato che la scarsa salute periodontale era associata ad un aumentato rischio di malattie cardiovascolari. Per esempio, è stato esaminato un campione della Scottish Health Survey comprendente 11.869 persone senza malattia cardiovascolare nota. Inoltre, in un sottogruppo di 4.830 pazienti, i ricercatori valutavano l’esistenza di un’associazione tra il lavare poche volte i denti e il riscontro di aumentati livelli ematici di proteina C reattiva (PCR) e fibrinogeno, marcatori rispettivamente di infiammazione e, per il secondo, anche di ipercoagulabilità. I risultati dello studio evidenziavano come, in otto anni medi di follow-up, si fossero manifestati 555 eventi cardiovascolari globali, di cui 70 fatali. Il 74% degli eventi cardiovascolari totali era di origine coronarica.

Una malattia al femminile. La dissezione coronarica spontanea (SCAD) è una «causa emergente di sindrome coronarica acuta, infarto miocardico acuto e morte improvvisa» sottolinea Eloisa Arbustini, responsabile del Centro per le malattie genetiche cardiovascolari del San Matteo di Pavia. Le persone maggiormente colpite dalla SCAD hanno pochi fattori di rischio cardiovascolare o addirittura nessuno, in particolar modo le giovani donne, «cosa che suggerisce una fisiopatologia nettamente diversa rispetto alla più comune causa aterosclerotica. Le attuali evidenze indicano che non solo la patologia è ben più diffusa rispetto a quanto precedentemente ritenuto – aggiunge Arbustini - ma anche che la gestione clinica può essere nettamente differente rispetto alle sindromi coronariche acute di origine aterosclerotica». La SCAD è la causa più comune di infarto associato alla gravidanza (43%) e insorge più spesso nell’ultimo trimestre o nell’immediato peripartum. «Gli squilibri ormonali legati alla gestazione – precisa la specialista - sembrerebbero rappresentarne la causa principale portando ad alterazioni del connettivo vascolare». Rappresenta tra l’1 e il 4% delle cause di sindrome coronarica acuta (Sca) ed è più diffusa nelle donne con meno di 60 anni e che spesso non presentano fattori di rischio cardiovascolare».

Il ruolo dell'imaging. «Grazie alle strategie di imaging intracoronarico ad alta risoluzione – interviene Francesco Prati, presidente della Fondazione Centro per la lotta contro l’infarto – è possibile pianificare strategie sempre più mirate e personalizzate per la cura delle patologie cardiovascolari. Numerosi studi retrospettivi hanno documentato che la maggioranza delle placche responsabili di eventi coronarici acuti sono di grado lieve alla valutazione angiografica basale. Pertanto, la sola coronarografia non è uno strumento affidabile per l’identificazione delle stenosi a rischio di instabilità».