L'arresto cardiaco uccide di notte

Questione di timing

L'arresto cardiaco uccide di notte

Se il cuore smette di battere nei week-end o di notte i rischi di morire sono più alti
redazione

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Da un’indagine pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology emerge che il paziente più fortunato è quello che si trova al posto giusto nel momento giusto, ovvero in ospedale in orario diurno e infrasettimanale

Dal lunedì al venerdì, dalle 7 alle 22. Né di sabato, né di domenica e mai nel cuore della notte. Il risultato di un recente studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology è poco rassicurante: ci sono momenti migliori e peggiori per avere un arresto cardiaco. E i pazienti ricoverati in ospedale che subiscono l’interruzione del battito cardiaco durante il turno di notte o nei week-end hanno più probabilità di morire rispetto a chi viene assistito nelle ore diurne e infrasettimanali.  

Purtroppo il destino non viaggia con un calendario alla mano e gli arresti cardiaci non vengono programmati sul piano ferie del personale sanitario. Non tutti si trovano al posto giusto nel momento giusto. 

I ricercatori hanno esaminato i dati di più di 151mila adulti che hanno avuto un arresto cardiaco in 470 ospedali degli Stati Uniti tra il 2000 e il 2014 scoprendo le differenti sorti dei pazienti a seconda del giorno e dell’ora in cui è avvenuta l’emergenza. 

La probabilità di sopravvivenza tra chi ha avuto un’emergenza “fuori orario”, nei week-end oppure tra le 23 e le 7 del mattino nei giorni infrasettimanali, è attualmente del 22 per cento ed era del 12 per cento all’inizio del periodo di osservazione. Va meglio ai pazienti che “rispettano” gli orari di lavoro standard degli ospedali: il tasso di sopravvivenza è passato dal 16 per cento del 2000 al 25 per cento del 2014. 

«La sopravvivenza alle dimissioni - dichiara alla Reuters Uchenna Ofoma della Temple University e Geisinger Health System di Danville, Pennsylvania e principale autore dello studio - è migliorata in entrambi i gruppi di pazienti “in orario” e “fuori orario”. Comunque la persistente disparità nella sopravvivenza tra chi ha un arresto “in orario” e “fuori orario” continua a preoccupare». 

Perché se il cuore smette di battere “fuori orario” i rischi aumentano? «È la domanda da un milione di dollari - risponde Ofama - La sopravvivenza da un arresto cardiaco che avviene in ospedale dipende interamente dalla diagnosi precoce e da un immediato intervento di rianimazione di qualità, insieme ad un'assistenza post-rianimatoria di alta qualità per coloro che sopravvivono alla rianimazione iniziale». 

Potrebbe darsi, ipotizzano i ricercatori, che la qualità dell’assistenza nei week-end o nell’orario notturno venga compromessa da una riduzione del personale, dalla mancata presenza di specialisti e da un numero inferiore di persone in grado di riconoscere il problema e affrontarlo adeguatamente. 

Ma, ammettono i ricercatori, potrebbe darsi che per qualche ragione sfuggita all’indagine i pazienti che hanno avuto un arresto cardiaco al di fuori degli orari standard avessero condizioni di salute peggiori degli altri. 

Durante l’arresto cardiaco, lo dice il termine, il cuore smette all’improvviso di battere e quando l’evento accade fuori da un ospedale è nella maggior parte dei casi fatale. E, in questo caso, indipendentemente dal giorno e dall’ora in cui avviene.