Il lato oscuro dell'endometriosi: in 1 donna su 2 è accompagnata da fatigue

Un problema sottostimato

Il lato oscuro dell'endometriosi: in 1 donna su 2 è accompagnata da fatigue

Le pazienti sono due volte più esposte al rischio di spossatezza cronica
redazione

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Uno studio pubblicato su Human Reproduction accende i riflettori su un problema diffuso ma sottovalutato: le donne con una diagnosi di endometriosi hanno il doppio di probabilità di sviluppare fatigue rispetto alle donne sane

Astenia, stanchezza, sfinimento fisico e psichico. È la spossatezza cronica che gli anglosassoni definiscono “fatigue”, un condizione spesso sperimentata dai pazienti oncologici. Ma non solo. Anche l’endometriosi, infatti, può provocare gli stessi sintomi. Secondo uno studio appena pubblicato sulla Human Reproduction le donne affette dalla patologia ginecologica che colpisce il 6-10 per cento della popolazione femminile sono due volte più esposte al rischio di fatigue rispetto alle donne sane. 

I ricercatori hanno reclutato 1.120 donne, 560 con endometriosi, 560 senza, da strutture sanitarie della Germania, dell’Austria e della Svizzera tra il 2010 e il 2016. Le partecipanti hanno risposto a un questionario che chiedeva di valutare la stanchezza patologica con un punteggio da 1 a 5. 

Ebbene, la fatigue è stata riscontrata nel 50,7 per cento delle donne con una diagnosi di endometriosi in confronto al 22,4 per cento del gruppo di controllo. Insonnia, depressione e stress sono gli altri sintomi che accompagnano la fatigue nelle donne con endometriosi.

All’origine di questo malessere, secondo i ricercatori, ci sarebbe il processo infiammatorio scatenato dalle lesioni endometriali che interferisce con il sistema immunitario. 

«Questi risultati - scrivono i ricercatori - suggeriscono che l’endometriosi ha un effetto sulla fatigue indipendentemente da altri fattori e che la fatigue non può essere attribuita ai sintomi della malattia. Noi siamo convinti che

che, al fine di migliorare la qualità della vita delle donne con questa condizione, investigare e affrontare la fatigue dovrebbe diventare prassi di routine nelle cure mediche: i medici dovrebbero concentrarsi su questo problema quando discutono con le loro pazienti i modi migliori per gestire e curare la malattia. Le misure per ridurre l'insonnia, il dolore, la depressione e lo stress professionale, potrebbero anche essere di aiuto alle pazienti». 

In un secondo studio sempre ospitato su Human Reproduction è emerso che i traumi infantili aumentano il rischio di sviluppare l’endometriosi da adulti. Abusi sessuali, maltrattamenti fisici o psichici, abbandono sembrerebbero fattori di rischio finora insospettati per la malattia femminile. 

Lo studio ha coinvolto 421 donne con una diagnosi di endometriosi a cui è stato chiesto di rispondere a domande sulla loro infanzia dichiarando la presenza o meno di episodi di abuso, di trascuratezza emotiva o fisica, la percezione di un disinteresse da parte di genitori, i timori per l’integrità della famiglia.  I dati sono stati confrontati con quelli di un gruppo di controllo formato da 421 donne senza endometriosi. 

Nel gruppo delle donne affette dalla malattia la percentuale di traumi infantili era superiore, anche se non di molto, a quella dell’altro gruppo. Più precisamente: la percentuale di abusi sessuali era del 20 per cento in confronto al 14, di abusi psichici del 44 per cento rispetto al 28, di trascuratezza del 50 per cento rispetto al 42 e di insicurezza sulla vita famigliare del 53 per cento rispetto al 41. 

«Al momento, i medici non chiedono regolarmente alle donne con endometriosi informazioni sulle loro esperienze infantili - ha dichiarato B. Leeners a capo dello studio -   Ma, visto che studi precedenti hanno stimato che circa il 20 per cento dei bambini subisce abusi sessuali, tra il 25 per cento e il 50 per cento subisce abusi fisici e tra il 12 per cento e il 48 per cento subisce abusi emotivi, i nostri risultati suggeriscono che i medici dovrebbero indagare su queste esperienze quando si ripercorre la storia di un paziente, in modo tale che le donne possano ricevere un trattamento appropriato il più presto possibile. Ciò potrebbe aiutare a prevenire lo sviluppo di altre malattie croniche e problemi di salute mentale».