Leucemia. Il trapianto di microbiota protegge dalle infezioni

Lo studio

Leucemia. Il trapianto di microbiota protegge dalle infezioni

Dopo il trapianto di midollo gli antibiotici distruggono la flora intestinale favorendo le infezioni
redazione

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Uno studio americano dimostra che il trapianto autologo di microbiota fecale ripristina in pochi giorni la composizione ideale della flora batterica intestinale dopo una terapia antibiotica, proteggendo così i pazienti dal rischio di infezioni

Tra i molti rischi che accompagnano i pazienti che si sono sottoposti a un trapianto di midollo osseo a causa di un tumore ematologico, uno è particolarmente grave: quello di imbattersi in infezioni prima che il sistema immunitario sia completamente ricostituito grazie alle nuove cellule staminali. Per prevenire questa eventualità si usano alte dosi di antibiotici che, tuttavia, hanno un serio effetto collaterale: distruggono la flora batterica intestinale. Anche quei batteri buoni che contrastano l'azione di alcuni agenti patogeni e promuovono la difesa immunitaria. Il risultato della perdita di questi batteri è, paradossalmente, l'aumento del rischio di infezioni e di rigetto. 

Ora, un gruppo di ricercatori del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York è convinto di aver trovsato una soluzione: il trapianto autologo di microbiota fecale (auto-Fmt), che reintroducendo nell’intestino i batteri “buoni” contrasta l’effetto negativo della terapia antibiotica. 

Lo studio, descritto su Science Translational Medicine, è stato finanziato dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) che fa parte dei National Institutes of Health (Nih). 

«Questo importante studio suggerisce che l'intervento clinico mediante trapianto autologo di microbiota fecale - ha dichiarato il direttore del Niaid Anthony S. Fauci - può tranquillamente invertire gli effetti devastanti del trattamento antibiotico ad ampio spettro. Se convalidato in studi più ampi, questo approccio potrebbe rivelarsi un modo relativamente semplice di ripristinare rapidamente il microbioma sano di un paziente sottoposto a un'intensa terapia antimicrobica». 

I ricercatori hanno coinvolto nell’indagine 25 pazienti che si erano sottoposti a trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche e li hanno divisi in due gruppi: un gruppo è stato trattato con la terapia standard, l’altro ha ricevuto il trapianto autologo di microbiota fecale. 

Ebbene, i pazienti appartenenti al secondo gruppo hanno ottenuto in pochi giorni un aumento della flora batterica salutare fino a livelli normali con un conseguente miglioramento delle funzioni digestive e immunitarie. Le cure tradizionali invece si sono dimostrate molto più lente: possono volerci settimane prima di recuperare la corretta composizione batterica intestinale. Nel frattempo i pazienti rimangono senza difese, esposti al rischio di infezioni pericolose, tra cui quelle provocate dal Clostridium difficile, un batterio che può compromettere seriamente la salute delle persone ricoverate in ospedale. 

«Nonostante la perdita di diversità del microbiota intestinale durante un trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche - scrivono i ricercatori - è associata a un aumento della mortalità, gli approcci per ristabilire la flora batterica impoverita devono ancora essere sviluppati». I ricercatori hanno voluto verificare se il trapianto fecale autologo potesse candidarsi a strategia terapeutica efficace per il ripristino dei batteri buoni dell’intestino. 

I pazienti che hanno partecipato allo studio, prima di sottoporsi al trapianto di cellule staminali hanno fornito alcuni campioni delle proprie feci che sono stati congelati. Nelle settimane successive al trattamento i ricercatori hanno individuato i 25 pazienti più colpiti dalle cure antibiotiche, con la maggiore carenza di batteri “buoni” nell’intestino e li hanno coinvolti nella sperimentazione. I 14 pazienti che hanno ricevuto il trapianto autologo di microbiota fecale, come già detto, hanno riconquistato in poco tempo la composizione ideale della flora batterica intestinale. 

I ricercatori continueranno a monitorare la salute dei pazienti per stabilire se l’auto-Fmt sia in grado di proteggere a lungo dalle infezioni di virus, batteri o funghi e se sia anche capace di ridurre il rischio della malattia del trapianto contro l'ospite, la complicanza tipica del trapianto allogenico in cui le cellule staminali ematopoietiche trapiantate reagiscono contro i tessuti e gli organi del ricevente.