Linfoma diffuso a grandi cellule B: approvato in Italia polatuzumab vedotin

Farmaci

Linfoma diffuso a grandi cellule B: approvato in Italia polatuzumab vedotin

di redazione

Oggi, per i pazienti italiani colpiti da linfoma diffuso a grandi cellule B recidivante o refrattario che non sono candidabili al  trapianto di cellule staminali è disponibile una nuova opzione terapeutica. È stata infatti approvata in Italia la rimborsabilità di polatuzumab vedotin Roche in associazione a bendamustina e rituximab. 

Il linfoma diffuso a grandi cellule B è il sottotipo istologico più comune di linfomi non Hodgkin, responsabile a livello mondiale del 30-48 per cento di tutti i casi di linfomi non Hodgkin e del 60 per cento dei linfomi aggressivi.  In Italia, si stima un’incidenza annua di circa 5mila nuovi casi. 

I pazienti affetti da questa tipologia di linfoma presentano una prognosi infausta, sia nel caso in cui non vi sia mai stata una risposta alla terapia (malattia refrattaria), sia nel caso in cui vi sia stata una ricaduta (malattia recidivata). La terapia standard di prima linea per i pazienti non ad alto rischio, il regime immuno-chemioterapico R-CHOP (rituximab in associazione a ciclofosfamide, adriamicina, vincristina e prednisone), è in grado di curare circa i 2/3 dei pazienti trattati. Dopo il fallimento della terapia in prima linea, per i pazienti in seconda linea che non sono eleggibili al trapianto di cellule staminali autologhe a causa dell'età, delle co-morbilità o della chemio-refrattarietà e per tutti i pazienti oltre la seconda linea, l’approccio terapeutico è prevalentemente di tipo contenitivo. Per questa ragione l’approvazione di polatuzumab vedotin rappresenta una svolta. 

L’efficacia di polatuzumab vedotin in combinazione con bendamustina e rituximab è stata dimostrata nello studio di fase 2 in cui è emersa una riduzione del rischio di morte del 58 per cento nei pazienti trattati con polatuzumab vedotin in associazione a bendamustina e rituximab rispetto al trattamento con bendamustina e rituximab (BR) e una sopravvivenza globale mediana oltre 2,5 volte superiore (12,4 mesi per la combinazione rispetto ai 4,7 mesi dei pazienti trattati solo con BR). 

«Polatuzumab vedotin in associazione a bendamustina e rituximab rappresenta una nuova ed efficace opzione di trattamento per pazienti affetti da linfoma diffuso a grandi cellule B che ricadono o risultano refrattari ad una terapia di prima linea e che non possono affrontare un trapianto di cellule staminali, così come per quelli che recidivano dopo trapianto.  Parliamo quindi di un gruppo di pazienti con  prognosi molto infausta,  per i quali fino ad oggi le alternative terapeutiche disponibili portavano a risultati decisamente deludenti. Grazie a un profilo di sicurezza accettabile, ad una buona maneggevolezza e a dati di efficacia supportati da evidenze solide, la comunità degli ematologi e dei pazienti con Dlbcl può disporre di un’arma terapeutica aggiuntiva, che ha il potenziale di migliorare in modo significativo le attuali strategie di cura, consentendo di ottenere un aumento delle remissioni complete e della loro durata, e  in ultima analisi della sopravvivenza», ha dichiarato Monica Balzarotti, Oncoematologa presso l'Irccs Istituto Clinico Humanitas di Milano.