Linfoma follicolare: anche in Italia nuova indicazione e rimborsabilità per obinutuzumab

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Linfoma follicolare: anche in Italia nuova indicazione e rimborsabilità per obinutuzumab

di redazione

Arriva anche in Italia l’indicazione in prima linea di obinutuzumab in associazione a chemioterapia seguito da obinutuzumab in mantenimento per il trattamento del linfoma follicolare avanzato non pretrattato, con rimborsabilità per i pazienti a rischio intermedio e alto. Sono circa due su tre (il 64%) i pazienti con linfoma follicolare considerati a maggiore rischio di incorrere in una progressione della malattia o di morire entro cinque anni dalla diagnosi rispetto ai restanti pazienti a rischio basso.

Il linfoma follicolare è la seconda forma più comune di linfoma non-Hodgkin. Questo tumore ematologico progredisce molto lentamente e i sintomi appaiono in maniera graduale ritardando spesso la diagnosi che arriva, per la maggior parte dei pazienti, quando la malattia è già in uno stadio avanzato. A oggi è considerato una patologia incurabile, con un andamento recidivante-remittente, con riduzione del tempo libero da malattia a ogni successiva ricaduta e con il rischio di sviluppare una trasformazione da linfoma indolente a una forma più aggressiva.

La nuova indicazione di obinutuzumab è basata sui risultati dello studio GALLIUM, che ha dimostrato come il trattamento con obinutuzumab più chemioterapia seguito da obinutuzumab in mantenimento migliori la sopravvivenza libera da progressione rispetto allo standard di terapia (rituximab più chemioterapia seguito da rituximab in mantenimento), con una riduzione del rischio di progressione di malattia o di morte del 34%.

«Questa innovazione terapeutica permette di infondere più fiducia nei pazienti – commenta Felice Bombaci, presidente del Gruppo Pazienti di Ail - e rappresenta una “arma in più” anche per i medici, perché li aiuta ad aiutare i pazienti sia sul piano terapeutico sia sul piano psicologico. Per chi vive con il linfoma follicolare è importate ritrovare la fiducia e la speranza che si riduca il rischio della progressione della malattia: ciò significa tornare a vivere una quotidianità diversa in termini di qualità della vita».

La nostra ricerca in ematologia e in particolare nei linfomi - spiega Federico Pantellini, direttore medico dell’Unità Oncoematologia di Roche Italia – sta valutando diversi approcci sperimentali con importanti potenzialità, come l’utilizzo di anticorpi monoclonali coniugati a farmaci e di anticorpi bispecifici diretti verso nuovi bersagli molecolari. Obinutuzumab ha dimostrato di migliorare significativamente il tempo libero da malattia nei pazienti con linfoma follicolare in prima linea di terapia rispetto allo standard di cura e la sua disponibilità in Italia, per i casi a rischio intermedio e alto, rappresenta un’importante opportunità terapeutica».