La maggior parte di chi ha il colesterolo alto non prende i farmaci

Lo studio

La maggior parte di chi ha il colesterolo alto non prende i farmaci

E i cardiologi americani ne sono preoccupati: per i casi più gravi non se ne può fare a meno
redazione

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L’80 per cento delle persone con grave ipercolesterolemia è consapevole della propria condizione, ma non assume farmaci. Uno studio su Circulation avverte: con valori superiori a 190 non basta cambiare stile di vita. Servono le medicine

Meno del 40 per cento delle persone con elevati livelli di colesterolo riceve una prescrizione medica con un trattamento farmacologico adeguato alla propria condizione. È questo il risultato di uno studio pubblicato su Circulation, rivista della American Heart Association. 

I ricercatori hanno usato i dati dell’indagine National Health and Nutrition Examination Survey condotta tra il 1999 e il 2014 per calcolare il numero di persone sopra i 20 anni con livelli di Ldl superiori a 190 mg/dl in cura con le statine negli Stati Uniti. La loro attenzione si è anche concentrata su un sottogruppo di pazienti con una predisposizione genetica alla ipercolesterolemia che di conseguenza hanno un maggior rischio di malattie cardiovascolari. 

Dall’analisi dei dati sono emersi due scenari in contrasto tra loro: più dell’80 per cento delle persone con elevati livelli di colesterolo o con una familiarità all’ipercolesterolemia sono consapevoli della loro anomalia emersa durante i controlli di routine, ma solamente il 38 per cento è in cura con le statine e meno del 30 per cento di questi ultimi assume dosaggi adeguati.

La discrepanza tra la conoscenza della propria condizione e i trattamenti farmacologici è più pronunciata tra i pazienti giovani, tra quelli privi di assicurazione medica e tra quelli che non frequentano i centri di assistenza sanitaria. 

«I giovani potrebbero essere meno inclini a pensare di essere a rischio di malattie cardiovascolari - ha dichiarato  Emily Bucholz, del Department of Medicine al Boston Children’s Hospital nel Massachusetts e principale autore dello studio - e i medici potrebbero essere meno disposti a prescrivere le statine ai pazienti di questa età. È possibile che venga suggerita inizialmente una modifica dello stile di vita piuttosto che una cura a base di statine».

Eppure le linee guida dei cardiologi sono chiare:  il National Cholesterol Education Program’s Adult Treatment Panel III, l’American College of Cardiology e l’American Heart Association raccomandano di avviare alla terapia con statine i pazienti con livelli di colesterolo “cattivo” superiori ai 190 mg/dl.

«I livelli marcatamente elevati di colesterolo cattivo - ha sottolineato Joseph A. Hill direttore della rivista Circulation - espongono a un serio rischio di sviluppare malattie cardiache e di svilupparle precocemente. Se il colesterolo è superiore ai 190 si deve trovare insieme al medico il trattamento farmacologico ottimale in aggiunta a un cambiamento nello stile di vita e una gestione accurata dei fattori di rischio».

Gli autori dello studio, che escludono alcun conflitto di interesse,  ritengono necessarie ulteriori ricerche per individuare strategie più efficaci per colmare il sotto-trattamento del colesterolo cattivo.