Il mal di schiena non passa? Provate con una pillola di zucchero

Strano ma vero

Il mal di schiena non passa? Provate con una pillola di zucchero

I superpoteri del placebo continuano a stupire. Per qualcuno basta una caramella per sentirsi meglio
redazione

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Alcune persone con determinate caratteristiche biologiche e psicologiche ottengono da un placebo benefici analoghi a quelli di un analgesico. Lo studio apre nuovi orizzonti terapeutici per il trattamento del dolore cronico

La fisioterapia, gli antidolorifici, il busto, i cerotti che rilasciano medicinali, i cerotti che rilasciano calore, i cerotti ad azione compressiva. E poi lo yoga, le sedie ergonomiche, le scarpe giuste, il cuscino giusto, il materasso giusto.

Chi soffre di mal di schiena le prova tutte. Eppure la soluzione potrebbe essere più semplice, e molto meno costosa, di quel che si pensa: potrebbe bastare una pillola di zucchero per liberarsi dal dolore. Non è uno scherzo. La sconvolgente notizia arriva da uno studio appena pubblicato su Nature Communications, rivista dal rigore scientifico difficilmente discutibile, che promuove a pieni voti il placebo come vero e proprio trattamento analgesico. Arrivando a dire che, nel caso del dolore cronico, «il placebo rappresenta un’opzione terapeutica tanto valida quanto qualunque altro farmaco sul mercato».  

Prevedibilmente il “ma” degli scienziati della Feinberg School of Medicine della Northwestern University arriva alle prime righe dello studio: la caramella funziona solo se i pazienti hanno un cervello con determinate caratteristiche anatomiche e specifici tratti psicologici. L’effetto placebo ha grandi poteri, ma non funziona per tutti. 

I ricercatori hanno condotto un esperimento su 60 persone che soffrivano di mal di schiena cronico. I pazienti sono stati divisi in due gruppi: il primo gruppo riceveva una pillola, ma non sapeva se si trattasse di un vero farmaco o di un placebo, il secondo gruppo, nella veste di gruppo di controllo, si recava dal medico ma non veniva sottoposto ad alcuna terapia.  

I ricercatori hanno osservato che le persone che si sentivano meglio dopo aver ingoiato la pillola di zucchero presentavano una simile anatomia cerebrale e condividevano alcuni tratti della personalità. 

Più specificatamente:  il lato destro del cervello emotivo era più grande del lato sinistro e l’area corticale sensoriale era più ampia rispetto a quella delle persone insensibili al placebo. 

Non solo: i pazienti che rispondevano alla terapia con placebo erano particolarmente coscienti delle proprie emozioni, sensibili alle situazioni dolorose e consapevoli dell’ambiente che li circonda. 

«I medici che hanno in trattamento pazienti con dolore cronico dovrebbero seriamente considerare che alcuni di questi troverebbero sollievo da  una pillola di zucchero tanto quanto da qualunque altro farmaco - ha detto  A. Vania Apkarian che ha guidato lo studio - Dovrebbero usarla e osservare i risultati. Tutto ciò inaugura un campo della medicina completamente nuovo». 

Insomma, alcune caratteristiche biologiche e psicologiche rendono alcune persone più sensibili di altre all’effetto placebo. 

«È come se il loro cervello fosse già sintonizzato per la risposta - ha spiegato Apkarian - Posseggono le specifiche caratteristiche biologiche e psicologiche che li pongono nella condizione cognitiva di sentirsi meglio appena qualcuno gli dice “questo ti farà stare meglio”». 

I ricercatori sanno bene che gli toccherà difendersi dalle critiche, tanto legittime quanto prevedibili, di molti medici: non si può chiedere a un dottore di prendere in giro i pazienti. Apkarian e gli altri firmatari dello studio però rassicurano immediatamente i colleghi: «Non c’è alcun bisogno di prenderli in giro. Gli si può dire “ti sto dando un farmaco che non ha alcun effetto fisico ma il tuo cervello risponderà alla terapia. Non c’è bisogno di nasconderlo. Esiste una biologia dietro l’effetto placebo». 

Prescrivendo una caramella per calmare il mal di schiena, non viene infranta alcuna regola deontologica. Anzi, i ricercatori sono convinti che il bravo medico dovrebbe scegliere il placebo quando possibile perché così si evitano gli effetti avversi dei farmaci e si riducono i costi delle terapie. 

Questo studio potrebbe inoltre dare una mano ai promotori dei trial clinici impegnati nella sempre più difficile impresa di dimostrare la superiorità di un farmaco rispetto al placebo. Con un’accurata selezione dei partecipanti si potrebbe evitare di inserire nello studio quelle persone che rispondono talmente bene al placebo da mettere in difficoltà gli sperimentatori.