Per i malati di Parkinson un aiuto al telefono può proteggere dalla depressione

Lo studio

Per i malati di Parkinson un aiuto al telefono può proteggere dalla depressione

Uno studio su Neurology dimostra che la psicoterapia cognitivo comportamentale migliora i sintomi della depressione e dell’ansia anche quando è condotta a distanza

di redazione

La terapia cognitivo comportamentale può aiutare le persone con la malattia di Parkinson a combattere la depressione e l’ansia. Anche quando viene condotta telefonicamente. E in tempi di quarantena, questa è una buona notizia. I benefici della psicoterapia a distanza per i pazienti affetti dalla malattia neurodegenerativa sono stati emersi in uno studio appena pubblicato su Neurology

Circa la metà delle persone con Parkinson soffre di depressione e circa il 40 per cento di ansia. Oltre a compromettere la qualità di vita dei pazienti, i due disturbi psichici contribuiscono ad accelerare il declino cognitivo e fisico sia in maniera diretta, attraverso meccanismi biologici, sia in maniera indiretta favorendo atteggiamenti rinunciatari che portano ad abbandonare l’attività fisica o le terapie farmacologiche. 

Molte volte nei pazienti con Parkinson la depressione non viene diagnosticata e di conseguenza neanche curata.

«Se non viene trattata, la depressione può accelerare il declino fisico e cognitivo, compromettere l'indipendenza e rendere più difficile per le persone gestire in modo proattivo la propria salute, come assumere farmaci, esercitarsi e recarsi dal  fisioterapista», ha sottolineato Roseanne Dobkin, della Rutgers University a capo dello studio. 

Come curare la depressione in pazienti con Parkinson? Per tradizione, la scelta ricade principalmente sugli psicofarmaci, ritenuti efficaci e particolarmente indicati per pazienti affetti da un disturbo neurologico. 

Ma i ricercatori della Rutgers University hanno voluto verificare se la psicoterapia cognitivo comportamentale potesse, in combinazione con la consueta terapia farmacologica, procurare benefici aggiuntivi. 

Gli scienziati hanno reclutato 72 pazienti con la doppia diagnosi di Parkinson e di depressione. Tutti i partecipanti hanno continuato ad assumere i soliti farmaci e metà di loro ha seguito in aggiunta un percorso di psicoterapia che consisteva in sedute telefoniche, una a settimana per i primi tre mesi e una al mese per altri sei mesi. 

Alla fine del trattamento le persone che avevano ricevuto solo le cure standard non avevano sperimentato alcun cambiamento nello stato di salute mentale, mentre il 40 per cento dei pazienti che aveva seguito la terapia cognitivo-comportamentale aveva mostrato un significativo miglioramento dei sintomi associati alla depressione e all’ansia. 

L’obiettivo della terapia cognitivo comportamentale era quello di aiutare i pazienti a prendere coscienza delle loro tipiche risposte alle sfide quotidiane del Parkinson, concentrando l’attenzione su reazioni del tipo “Non ho alcun controllo” o sulla tendenza a isolarsi o a lasciarsi sopraffare da una eccessiva preoccupazione.  Il trattamento mirava anche a suggerire strategie per la gestione della malattia, come l'esercizio fisico, l’aderenza alla terapia e la definizione di obiettivi quotidiani realistici.

«Una considerevole percentuale di persone con Parkinson non riceve le cure per la salute mentale che sarebbero tanto necessarie per migliorare la gestione delle sfide quotidiane imposte dalle loro condizioni cliniche. Questo studio suggerisce che gli effetti della terapia cognitivo comportamentale durano ben oltre la fine del trattamento e che la psicoterapia può essere utilizzata insieme alle cure neurologiche standard per migliorare i risultati generali della malattia di Parkinson», conclude Dobkin.