Malattie rare. La terapia genica per guarire dalla malattia di Fabry

Una storia di successo

Malattie rare. La terapia genica per guarire dalla malattia di Fabry

Cinque pazienti hanno partecipato a uno studio pilota per testare l’efficacia e la sicurezza della terapia genica per la malattia di Fabry. Dopo tre anni dal trattamento, il “restyling” genetico continua a funzionare e i pazienti hanno abbandonato le vecchie terapie

di redazione

Un errore in un gene chiamato GLA impedisce la produzione corretta dell’enzima incaricato di scomporre i lisosomi (organelli cellulari che fungono da sistema digerente delle cellule). Di conseguenza i lisosomi si accumulano danneggiando i reni, il cuore e il cervello. È quello che accade nella malattia di Fabry, una patologia ereditaria multisistemica, progressiva, caratterizzata da disturbi neurologici, cutanei, renali, cardiovascolari, cocleo-vestibolari e cerebrovascolari.

L’idea di poter correggere quell’errore specifico in quel gene specifico per poter ripristinare il normale metabolismo dei lisosomi viene inseguita da tempo. E ora un primo studio pilota condotto su una manciata di pazienti in Canada dimostra che quell’idea era buona: la terapia genica è efficace e sicura. 

I risultati della sperimentazione sono stati pubblicati su Nature Communications. «Essere tra le prime persone al mondo a ricevere questo trattamento, e vedere quanto mi ha fatto sentire meglio, mi fa sicuramente sperare che questa terapia possa aiutare molti altri pazienti con malattia di Fabry e potenzialmente quelli con altri disturbi dovuti alla mutazione di un singolo gene», ha dichiarato  Ryan Deveau, uno dei partecipanti al trial clinico.

I pazienti affetti dalla malattia di Fabry, una persona su 40mila circa,  generalmente vengono trattati con una terapia enzimatica che li costringe a sottoporsi a infusioni periodiche ogni due settimane. 

La terapia genica invece potrebbe durare a lungo fino a quando riesce ad assicurare la produzione corretta dell’enzima. Nello studio in questione è stata sufficiente una singola dose di terapia per ripristinare l’enzima a livelli considerati normali mantenendo il risultato per tre anni. Per ora non ci si può pronunciare su una eventuale maggiore durata degli effetti e ancora non è chiaro se una singola dose possa bastare per sempre. 

Comunque sia i cinque uomini che hanno partecipato al trial clinico, seguiti tra il 2017 e il 2020, dopo circa una settimana dall’intervento di terapia genica avevano cominciato a produrre l’enzima corretto a livelli normali. E oggi stanno tutti bene. 

Darren Bidulka, 52 anni, è stato il primo paziente a ricevere la terapia genica nel 2017 dopo avere seguito la terapia enzimatica per oltre 12 anni. «Sono davvero felice che abbia funzionato. Posso condurre una vita più normale ora senza programmare la terapia enzimatica ogni due settimane. Questa ricerca è anche incredibilmente importante per molti pazienti in tutto il mondo, che trarranno beneficio da questi risultati», ha dichiarato Bidulka. 

Per mettere a punto la correzione genetica i ricercatori hanno eseguito una procedura complessa. Prima di tutto hanno raccolto cellule staminali del sangue dei pazienti e poi, ricorrendo a un vettore virale (un lentivirus, per la precisione), hanno iniettato nelle cellule le copie corrette del gene responsabile della produzione dell’enzima. Le cellule staminali modificate sono state quindi trapiantate nuovamente in ciascun paziente.

Il trattamento, dopo aver ricevuto l’approvazione per l’uso sperimentale dell’ente regolatorio canadese, è stato testato su cinque pazienti con malattia di Fabry. tutti uomini perché la patologia colpisce prevalentemente la popolazione maschile. Il difetto genetico infatti si trova sul cromosoma X che negli uomini è in singola copia (il difetto non viene quindi compensato dall’altro cromosoma sano). Di conseguenza la malattia si manifesta con sintomi più gravi tra cui bruciore alle mani e ai piedi, insufficienza renale o sintomi gastrointestinali come crampi addominali, disturbi intestinali, diarrea, nausea o vomito. Senza terapia, gli uomini hanno una vita media di 58 anni e le donne di 75 anni.

Il nuovo approccio terapeutico potrebbe essere replicato in altre malattie genetiche con difetto in un singolo gene.