Malnutrizione in oncologia: un problema grave e sottovalutato

Il convegno

Malnutrizione in oncologia: un problema grave e sottovalutato

Esperti riuniti a Roma: una call to action per medici e politici
redazione

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Perdita di peso, mancanza di appetito, cattivo assorbimento dei nutrienti. È la cachessia neoplastica tanto diffusa quanto poco considerata. Eppure può compromettere seriamente l’esito delle terapie

L’ago della bilancia scende ma non è un effetto della dieta. Succede spesso ai pazienti oncologi: il 64 per cento dei malati di cancro ha già perso da 1 a 10 chili nei 6 mesi precedenti alla prima visita specialistica e il 51 per cento si presenta al medico per la prima volta con evidenti sintomi di malnutrizione. La medicina conosce bene la sintomatologia, così diffusa tra i malati di cancro da essersi meritata una definizione specifica: “cachessia” neoplastica, ovvero perdita di peso progressiva con esaurimento delle riserve di tessuto adiposo e muscolare.

Un problema sottovalutato

I preoccupanti dati dello studio PreMio, di cui abbiamo già parlato qui, sono stati ricordati ieri, 3 luglio, in occasione di un convegno alla Camera dei Deputati a cui hanno partecipato clinici, pazienti e rappresentanti delle istituzioni. Tutti concentrati su un unico obiettivo: assegnare alla terapia nutrizionale un ruolo decisivo nel percorso terapeutico dei malati oncologici.  

Tanto pericolosa da poter compromettere l’esito delle cure, la cachessia resta infatti ancora un problema largamente sottovalutato. 

«Sono necessari modelli organizzativi capaci di assicurare ai pazienti interventi nutrizionali adeguati, tempestivi, efficaci e sicuri - ha dichiarato Maurizio Muscaritoli, professore di medicina interna alla Sapienza di Roma e presidente della Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo (Sinuc) - 

I dati continuamente forniti dalla letteratura scientifica rendono questo intervento inderogabile. Il problema della malnutrizione infatti è indifferibile perché determina decessi evitabili con corrette strategie mediche». 

Il cancro può stravolgere il metabolismo spingendolo ad accelerare i suoi ritmi  fino a consumare le riserve energetiche riducendo i pazienti a pelle e ossa, con non trascurabili ripercussioni sulla risposta alle terapie. 

«La sindrome cachettica - ha ricordato Giuseppe Aprile, Direttore del Polo Oncologico di Vicenza e Consigliere Nazionale dell’Associazione Italiana Oncologia Medica (Aiom) - che colpisce circa la metà dei pazienti oncologici con malattia avanzata, determina possibile perdita di efficacia delle cure antitumorali, aumento degli effetti collaterali e impatta negativamente sulla qualità della vita dei malati». 

È necessario puntare sulla prevenzione, dicono gli esperti: «Prevenire la progressione della perdita di peso riduce la tossicità dei farmaci, migliora la sensibilità delle cellule a ricevere i trattamenti, diminuisce la frequenza e la durata dei ricoveri e le complicanze post operatorie», ha spiegato Paolo Marchetti, ordinario di oncologia medica alla Sapienza di Roma .

Le lacune da colmare

Il primo e più evidente punto da correggere è emerso subito al centro del tavolo intorno a cui erano ieri riuniti i tanti esperti. In Italia manca una legge nazionale che regolamenti e garantisca in modo uniforme l’accesso ai trattamenti di nutrizione clinica ed artificiale domiciliare sia nel periodo delle cure attive che in quello delle cure palliative. 

«Appare quindi opportuno - ha sottolineato Muscaritoli - valutare e prevedere l’inserimento dello screening nutrizionale e del trattamento della malnutrizione anche, ma non solo, all’interno dei Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (Pdta) delle diverse patologie». 

Le cure nutrizionali, insomma, dovrebbero entrare a fare parte della prassi clinica allo stesso modo per esempio delle terapie del dolore, loro sì garantite per legge (legge 38, 2010). Ricevere un corretto trattamento nutrizionale dovrebbe essere considerato un diritto dei pazienti. 

«La malnutrizione - ha dichiarato Tonino Aceti,  coordinatore nazionale di Cittadinanzattiva - Tribunale del malato - deve essere individuata precocemente, trattata tempestivamente e non deve concorrere ad aumentare le già insopportabili disuguaglianze che caratterizzano il nostro servizio sanitario pubblico. È utile una sua misurazione e valutazione sin dalla presa in carico sino al follow up. È necessario inserire le terapie nutrizionali nel contesto delle cure simultanee e informare i pazienti sui suoi benefici. È inoltre molto importante sensibilizzare anche gli operatori sanitari (medici e infermieri) al tema della malnutrizione prevedendo programmi di formazione ad hoc». 

Ma tutto ciò non basta. «Servono anche strumenti di governance - ha aggiunto Muscaritoli - che possano ovviare alla cronica assenza di medici nutrizionisti e dietisti in tutte le aziende sanitarie, ed in particolare dove vengono trattati i pazienti oncologici, a cui si dovrebbe aggiungere la costituzione di reti regionali che prevedano un’interazione stretta con territorio, medici di medicina generale e ospedale».

La strada da seguire

Una mappa per orientarsi sul percorso da seguire già esiste. A dicembre del 2017 sono state siglate al Ministero della Salute in Conferenza Stato Regioni le Linee d’indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici. 

«Il documento valorizza diversi aspetti - ha spiegato Giuseppe Ruocco, Segretario Generale del Ministero della Salute - dall’utilizzo di “screening nutrizionale” e bisogni specifici in ambito nutrizione alla diagnosi, durante il percorso terapeutico, al follow-up; la proposta di un modello per la risposta organizzativa attraverso un percorso integrato che coinvolga ospedale, day surgery e reti territoriali, promuova una continuità assistenziale attraverso i medici di medicina generale e pediatri di libera scelta fino alla definizione di assistenza domiciliare e nutrizione artificiale; ed infine, percorsi di formazione ed informazione agli operatori sanitari. Un corretto e consapevole impiego delle conoscenze relative agli adeguati screening nutrizionali e agli approcci di nutrizione clinica integrata, illustrati nelle linee di indirizzo, potrà avere una ricaduta positiva, contribuendo ad un favorevole impatto sugli esiti, sulla qualità di vita di questi pazienti e sulla spesa sanitaria».

La strada da intraprendere è bene indicata dalle linee di indirizzo. Ora si tratta di incamminarsi lungo il percorso indicato. 

«La nutrizione è un’emergenza per i malati oncologici e di malnutrizione si può morire. Le associazioni di pazienti come la nostra – ha detto in conclusion Claudia Santangelo, presidente dell’Associazione Vivere senza Stomaco – confidano nella reale applicazione delle linee d’indirizzo siglate il 15 dicembre 2017 con l’accordo Stato Regioni».