Per i maschi, curare la pressione alta non compromette la vita sessuale

La rassicurazione

Per i maschi, curare la pressione alta non compromette la vita sessuale

Alcuni farmaci ipertensivi sono sospettati di aumentare il rischio di disfunzione erettile. Ma il problema è l’ipertensione in sé, non i medicinali, dal momento che la pressione troppo alta alla lunga può compromettere la funzionalità del pene

di redazione

È uno dei timori che da tempo affligge la scienza e ancor più i pazienti: che alcuni farmaci usati per curare l’ipertensione possano aumentare il rischio di disfunzione erettile e compromettere la vita sessuale. Ora, un nuovo studio presentato al congresso della Società Europea di Cardiologia dimostra che le medicine che abbassano la pressione sono sicure sotto questo punto di vista.

«Il nostro studio mostra che l'ipertensione può essere trattata senza causare disfunzione erettile. I pazienti e i medici devono dialogare apertamente per individuare la migliore opzione di trattamento», ha dichiarato ha dichiarato Charalambos Vlachopoulos dell'Università nazionale capodistriana di Atene, in Grecia, a capo dello studio.  

Il dilemma degli uomini che soffrono di pressione eccessivamente alta (ipertensione), tenersi l’ipertensione o rischiare la disfunzione erettile, non è giustificato dai dati. Non ha senso chiedersi se prendere o non prendere le medicine, perché non è vero che bisogna scegliere tra il male minore. 

Le cose stanno diversamente, come raccontano i risultati dello studio. 

I ricercatori hanno voluto ricostruire l’associazione tra i livelli di pressione sanguigna e i livelli di vascolarizzazione del pene cercando di scoprire il ruolo dei farmaci antipertensivi. 

L’indagine ha coinvolto 356 uomini con disfunzione erettile che non soffrivano né di diabete, né di malattie cardiovascolari che erano stati visitati in una struttura ospedaliera in Grecia tra il 2006 e il 2019. 

Il campione è stato diviso in tre gruppi a seconda dei valori della pressione sanguigna: pressione normale, alta ma ancora nella norma o eccessivamente elevata (ipertensione). Il 46 per cento dei partecipanti (146 persone) assumeva farmaci antipertensivi.  

Tutti i volontari sono stati sottoposti all’esame specifico per valutare l’irrorazione vascolare del pene e la disfunzione erettile (ecocolordoppler penieno). Il flusso sanguigno dell’organo riproduttivo maschile viene considerato nella norma se supera la velocità di 25 centimetri al secondo. 

Tra gli uomini che non assumevano i farmaci, la velocità di scorrimento del sangue nel pene diminuiva in corrispondenza a un aumento della pressione arteriosa. La minore vascolarizzazione si registrava nel gruppo delle persone con ipertensione. 

All’interno del gruppo che assumeva farmaci per il controllo della pressione,  invece, non si registravano differenze nella velocità di vascolarizzazione del pene tra le tre categorie. Il che indica un ruolo correttivo delle medicine. 

«La progressiva diminuzione della velocità del flusso sanguigno del pene attraverso le tre categorie di pressione sanguigna negli uomini che non assumono farmaci antipertensivi indica cambiamenti strutturali significativi nei vasi sanguigni del pene dovuti a ipertensione di lunga data. Le differenze di flusso sanguigno tra le tre categorie di pressione sanguigna sono scomparse in presenza dei trattamenti, suggerendo un effetto dei farmaci», ha dichiarato Charalambos Vlachopoulos dell'Università nazionale capodistriana di Atene, in Grecia. 

Per conoscere più a fondo il ruolo dei farmaci, i ricercatori hanno messo a confronto i dati degli uomini in trattamento con antipertensivi con quelli degli uomini che non assumevano medicinali, per ogni categoria di pressione sanguigna. 

Dall’analisi è emerso che gli uomini con ipertensione che assumevano farmaci avevano velocità del flusso sanguigno simile a quella degli uomini che non prendevano medicine. 

Ma non accadeva lo stesso negli altri due gruppi: in chi aveva una pressione alta ma ancora nei limiti della norma (che non arriva a essere considerata ipertensione) e in chi aveva una pressione normale l’assunzione dei farmaci riduceva la vascolarizzazione del pene. 

«Questi risultati implicano che i pazienti ipertesi hanno già un danno strutturale significativo nelle arterie del pene e l'aggiunta di farmaci antipertensivi non riduce ulteriormente il flusso sanguigno del pene. Ma negli uomini con pressione sanguigna normale o alta ma ancora nella norma, le arterie del pene hanno subito danno strutturale minimo e i farmaci potrebbero avere un impatto negativo sul flusso sanguigno del pene», spiega Vlachopoulos.