I medici di famiglia Simg: prematuro parlare della terza dose del vaccino anti Covid-19

Società di medicina generale

I medici di famiglia Simg: prematuro parlare della terza dose del vaccino anti Covid-19

di redazione

Le dosi di vaccino anti Covid-19 attualmente somministrate (una o due a seconda del vaccino) sono sufficienti a dare copertura efficace sul virus in circolazione, incluse le varianti note fino a questo momento. Rispetto a queste ultime, la protezione cala, ma resta comunque elevata. Un’ipotetica terza dose al momento non è dunque né necessaria né prevista. Diventerà invece più probabile tra alcuni mesi, quando però presumibilmente il contesto virale sarà ulteriormente mutato.

A queste conclusioni è arrivata l'analisi che la Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg) ha condotto su recenti studi dell'Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP) dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi.

L'analisi è stata inviata al ministro della Salute, Roberto Speranza, e al suo consigliere Walter Ricciardi, accompagnata da un memorandum che ne illustra le basi scientifiche e le fonti.

Le aziende produttrici dei vaccini anti Covid-19 a mRNA si sono già dichiarate pronte alla produzione e distribuzione di ulteriori dosi, osserva la Simg, ma sia la FDA statunitense sia l’EMA europea hanno frenato dopo aver valutato i dati recenti e le dichiarazioni dei CDC sulla necessità di una terza dose di vaccino in autunno. Secondo gli enti regolatori statunitense ed europeo al momento sarebbe troppo presto per confermare la necessità di dosi di richiamo, in quanto i dati scientifici a disposizione sia sulla copertura vaccinale sia sull’utilità della terza dose in soggetti particolarmente a rischio sarebbero insufficienti. In questa fase FDA ed EMA stanno attivamente collaborando con gli sviluppatori di vaccini per valutare piani utili a produrre dati che possano dirimere le incertezze. D’altro canto, sembra che i quattro vaccini finora autorizzati nell’Unione europea proteggano effettivamente contro tutti i ceppi di SARS-CoV-2, compresa la variante Delta.

Ciò non toglie, ovviamente, che «dovremo continuare a monitorare ogni dettaglio – avverte Claudio Cricelli, presidente della Simg – ma qualsiasi conclusione prima della fine dell’estate rischia di essere affrettata. Attualmente è sotto osservazione la durata dell’efficacia anticorpale e la sua risposta alle varianti: i dati disponibili sono positivi su quest’ultimo punto, mentre per i tempi si ipotizza una copertura di almeno 9-12 mesi. Solo una volta trascorso questo lasso di tempo la terza dose probabilmente diventerà necessaria. Ma a quel punto sarà un vaccino prodotto sulla base delle varianti più aggressive; si tratterà quasi di un vaccino ex novo – precisa Cricelli - pronto ad agire nei confronti di un’infezione che per una buona percentuale sarà diversa dal virus originario».

Dagli studi svolti finora sembra peraltro che anche nei soggetti immunodepressi la terza dose di vaccino non migliori l’efficacia delle prime. «Sarebbe dunque uno sforzo inutile» commenta Ignazio Grattagliano, coordinatore Simg della Puglia. In questi pazienti, aggiunge, «occorrerà considerare la necessità di altre misure di prevenzione. È infatti al vaglio la concreta possibilità di utilizzare gli anticorpi monoclonali anti-Spike come profilassi post-esposizione al virus proprio nei soggetti con basse difese immunitarie, un intervento sanitario – conclude - che vedrebbe il medico di famiglia ancora una volta in prima linea».