Medici, smettete di considerare l'infarto un problema maschile

Cattive abitudini

Medici, smettete di considerare l'infarto un problema maschile

La disparità di cure mette a rischio la vita delle pazienti
redazione

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In medicina le malattie cardiache vengono ancora considerate un problema maschile. E così molte donne che hanno avuto un attacco cardiaco non ricevono le terapie raccomandate.

Uomo di mezza età, in sovrappeso, con diabete e fumatore. È quello che direbbe la maggior parte dei medici se gli venisse chiesto di descrivere un tipico paziente con infarto. Ma un nuovo studio pubblicato sul Journal of the American Heart Association e condotto dall’Università di Leeds nel Regno Unito e dal Karolinska Institute in Svezia invita i cardiologi a superare quella visione stereotipata per includere tra i pazienti a rischio anche le donne. 

I ricercatori hanno infatti scoperto che uomini e donne che hanno subito un attacco di cuore non ricevono le stesse cure. Il numero di donne che muore entro un anno dall’infarto è tre volte superiore a quello degli uomini. 

Tutto questo perché i medici continuano a considerare le malattie cardiache come un problema prevalentemente maschile. 

«L’infarto - dice  Chris Gale, professore di medicina cardiovascolare all’ Università di Leeds e coautore dello studio - colpisce un più ampio spettro di pazienti, incluse le donne. I risultati di questo studio suggeriscono che ci sono modi chiari e semplici per migliorare la prognosi delle donne che hanno avuto un infarto. Basta assicurare loro uguali trattamenti basati sull’evidenza scientifica». 

Lo studio ha analizzato i dati di più di 180 mila pazienti svedesi per più di dieci anni, scoprendo che le donne avevano meno probabilità di venire sottoposte allo stesso protocollo di cure degli uomini. 

Per esempio, in caso di ostruzione dell’arteria causata da un coagulo di sangue, le pazienti di sesso femminile hanno il 34 per cento in meno di probabilità di venire indirizzate alla sala operatoria per un intervento di bypass o per l’introduzione di uno stent rispetto agli uomini. 

Ci sono differenze anche nelle strategie di prevenzione di ulteriori attacchi di cuore. Le donne hanno una probabilità del 24 per cento inferiore rispetto agli uomini di ricevere la prescrizione di statine e del 16 per cento in meno di venire sottoposte a terapia anticoaugulante con aspirina. Eppure le linee guida internazionali consigliano di effettuare tutte e tre le procedure, chirurgia, statine e aspirina, indipendentemente dal genere dei pazienti. 

Questa disparità di trattamento mette a rischio la vita delle donne. Lo studio ha dimostrato che quando le donne ricevono le stesse attenzioni degli uomini e le stesse terapie raccomandate, il divario nella mortalità tra i due sessi si riduce drasticamente.  

Non è la prima volta che i ricercatori dell’Università di Leeds puntano il dito contro la cattiva abitudine di considerare le malattie cardiache un problema da uomini. Già nel 2014 Chris Gale e i colleghi sulle pagine del Bmj avevano mostrato le conseguenze di questo preconcetto: le donne hanno il 50 per cento di probabilità in più rispetto agli uomini di ricevere una diagnosi non corretta nelle fasi iniziali della patologia. «Se si manca la prima e più precoce opportunità di cura - dice Gale - ci sono molte più probabilità di sbagliare il secondo controllo  e così via fino ad avere come conseguenza un maggior rischio di mortalità». 

Eppure, quando il paziente è una donna i medici spesso non ritengono necessario effettuare un elettrocardiogramma, riducendo così le possibilità di individuare il problema in tempi rapidi. 

«L’infarto è spesso visto come un problema di salute maschile - ha dichiarato alla Bbc online Jeremy Pearson, direttore della British Heart Foundation - Ma nel Regno Unito muoiono più donne di malattie cardiache che di cancro al seno. Dobbiamo urgentemente alzare la guardia su questo tema visto che si tratta di qualcosa che può essere cambiato facilmente. Semplicemente assicurando a sempre più donne di ricevere i trattamenti raccomandati».