Meglio le cure palliative. Quando il cancro ha vinto accanirsi non serve

Lo studio

Meglio le cure palliative. Quando il cancro ha vinto accanirsi non serve

Dati alla mano, uno studio su Cancer conferma quello che pazienti e famigliari già sanno: passare gli ultimi giorni di vita attaccati a una flebo o alla macchina per la ventilazione artificiale è una sofferenza inutile. L’appello ai medici: offrite le cure palliative
redazione

Ricoverati nei reparti di terapia intensiva, sottoposti a chemioterapia e a ventilazione artificiale. Così passano gli ultimi giorni della loro vita molti malati di cancro. Per i pazienti e i famigliari non è mai un’esperienza positiva. Lo si può facilmente immaginare. Ma la scienza ha bisogno di dati e di valutazioni oggettive per poter fare delle affermazioni e così i ricercatori del Department of Veterans Affairs e dell’University of Pennsylvania School of Nursing (Penn Nursing) hanno cercato conferme a quel che già probabilmente sapevano: gli interventi medici così aggressivi negli ultimi 30 giorni di vita dei malati possono essere difficili da sopportare per chi li subisce in prima persona, ma anche per i loro cari. Anche perché, dicono i ricercatori, le terapie invasive non fanno stare meglio i pazienti. Anzi, sono una chiara indicazione di una scarsa qualità della cura. 

Lo studio, che verrà pubblicato sul prossimo numero di Cancer, è stato condotto su 847 veterani malati di tumore ai polmoni non a piccole cellule morti nelle strutture della Veterans Health Administration (Va) destinate ai militari tra il 2010-2012. Gli scienziati non hanno fatto altro che mettere a confronto il tipo di trattamento ricevuto e i risultati ottenuti, aiutandosi con le valutazioni dei famigliari. 

Dall’indagine è emerso che le cure invasive, che somigliano troppo all’accanimento terapeutico, non sono una rarità.  I tre quarti del campione analizzato, infatti, aveva ricevuto almeno una volta negli ultimi 30 giorni di vita uno dei trattamenti in questione, tra cui chemioterapia per infusione endovenosa, ventilazione meccanica oppure ricoveri in terapia intensiva. Questo tipo di cure era stato riservato anche alle persone più avanti con gli anni. A differenza dei pazienti oncologici in fase terminale presi in carico dal Medicare, i veterani assistiti nelle strutture della Veterans Health Administration (Va) non devono scegliere tra le due opzioni terapeutiche, le cure tradizionali o quelle palliative, possono averle entrambe. 

Dopo aver analizzato i dati raccolti, il gruppo interdisciplinare che ha condotto lo studio ha potuto dimostrare scientificamente che le terapie invasive sono associate a una qualità inferiore delle cure e che i pazienti che le ricevono stanno peggio di quelli che non le ricevono. «È importante - dice Mary Ersek del Department of Veterans Affairs and Penn Nursing che ha guidato lo studio -  offrire ai pazienti con malattia in stadio avanzato differenti opzioni di cura, tra cui le terapie palliative. E comunque dobbiamo essere consapevoli che le terapie aggressive nella fase finale della vita non sono associate con un miglioramento nel paziente e dobbiamo indicarlo al paziente. Indipendentemente dal tipo di terapia che il malato sceglie noi dobbiamo offrirgli la possibilità di cure palliative». 

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