Melanoma. Il 40% dei pazienti curati solo con pembrolizumab è vivo a 5 anni

Melanoma. Il 40% dei pazienti curati solo con pembrolizumab è vivo a 5 anni

redazione

L’efficacia dell’immunoterapia si mantiene a lungo nel tempo, anche dopo il termine della cura. L’86% dei pazienti con melanoma metastatico trattati con pembrolizumab, molecola immunoterapica anti-PD-1, mantiene la risposta dopo la sospensione del trattamento. E a 5 anni è vivo il 41% dei pazienti trattati con la molecola.

Sono alcuni dei dati presentati nel corso del congresso dell’American Society of Clinical Oncology in corso a Chicago. In particolare i dati di efficacia a lungo termine dello studio di fase III KEYNOTE-006 e della coorte melanoma dello studio di fase Ib KEYNOTE-001 che hanno valutato l’efficacia di pembrolizumab in pazienti con melanoma avanzato. 

Lo studio KEYNOTE-006 ha mostrato che dopo circa 20 mesi dal completamento del trattamento con pembrolizumab, l‘86% dei pazienti erano liberi da progressione della malattia. Inoltre, a quattro anni, era vivo il 41,7% dei pazienti trattati con pembrolizumab rispetto al 34,1% nel braccio di pazienti trattato con ipilimumab. I tassi sono risultati leggermente più alti nei pazienti non trattati in precedenza (rispettivamente 44,3% nei bracci con pembrolizumab e 36,4% in quelli con ipilimumab).

«Lo studio KEYNOTE-006 descrive l’andamento clinico dei pazienti dopo sospensione di pembrolizumab dopo due anni di terapia», ha affermato Mario Mandalà, dirigente medico Unità di Oncologia dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e responsabile del Centro per la cura e la ricerca del melanoma (Ce.R.Mel.). «Questi dati di sopravvivenza a lungo termine rappresentano un punto di riferimento per la pratica clinica, indipendentemente dall’espressione del gene BRAF. Inoltre nel gruppo dei pazienti trattati per due anni con pembrolizumab, l’86% ha mantenuto la risposta dopo sospensione del trattamento, a un follow-up mediano di 20,3 mesi. In aggiunta, la maggior parte dei pazienti ritrattati con pembrolizumab a progressione ha ottenuto un beneficio clinico. Il mantenimento della risposta e la memoria immunologica costituiscono un appannaggio specifico dell’immunoterapia e rappresentano una peculiarità importante, che gli oncologi dovrebbero discutere con i pazienti quando viene pianificata una strategia terapeutica». 

Nello studio KEYNOTE-001, il tasso di sopravvivenza globale a cinque anni, endpoint secondario dello studio, è pari al 34% in tutti i pazienti e al 41% in quelli non pretrattati. 

«In questo studio – ha spiegato Mandalà – emergono per la prima volta dati di sopravvivenza a cinque anni in una casistica non selezionata di pazienti con melanoma trattati con un anticorpo anti PD-1. Questi dati a 5 anni avranno un impatto sulla pratica clinica e sono molto simili a quanto precedentemente riportato a 4 anni (38% e 48%, rispettivamente nei pazienti pretrattati e in quelli naïve). È quindi chiara la tendenza al mantenimento di queste percentuali anche nel lungo termine nei pazienti con malattia avanzata». 

«Osservando i risultati di entrambi gli studi KEYNOTE-006 e KEYNOTE-001 stiamo vedendo un’ulteriore conferma per pembrolizumab, che estende significativamente la sopravvivenza nei pazienti con melanoma metastatico in prima linea, indipendentemente dallo stato di mutazione BRAF», ha commentato Scot Ebbinghaus, vice president, clinical research, Merck Research Laboratories. “Siamo lieti di condividere i dati che rinforzano ulteriormente il trattamento monoterapico di pembrolizumab come standard di cura in pazienti con melanoma avanzato e di raggiungere il nostro obiettivo di migliorare ed estendere la vita dei pazienti con melanoma».