Melanoma: dopo la chirurgia una combinazione di farmaci riduce il rischio di recidiva nei pazienti con mutazione BRAF

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Melanoma: dopo la chirurgia una combinazione di farmaci riduce il rischio di recidiva nei pazienti con mutazione BRAF

di redazione

Dopo la rimozione chirurgica del melanoma in terapia adiuvante, la combinazione di due terapie a bersaglio molecolare, dabrafenib e trametinib, offre un beneficio di sopravvivenza libera da recidiva (RFS) prolungato e duraturo a pazienti ad alto rischio con diagnosi di melanoma con mutazione del gene BRAF in stadio III.1,2

Lo dimostrano i risultati dello studio clinico COMBI-AD presentati al Congresso virtuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) in corso fino a domenica 31 maggio. Gli sperimentatori hanno osservato che il 52% dei pazienti trattati con dabrafenib più trametinib in adiuvante è ancora vivo e libero da recidiva dopo cinque anni, mentre la quota scende al 36% tra i pazienti trattati con placebo; dato, quest'ultimo, in linea con i tassi osservati nei pazienti in stadio III non trattati farmacologicamente dopo la chirurgia.Simile anche il beneficio di RFS osservato in tutti i sottogruppi di pazienti in stadio III.

La RFS mediana, cioè il tempo dopo il quale il 50% dei pazienti è ancora vivo e libero da recidiva, non è ancora stata raggiunta al cut-off dei dati dopo cinque anni nei pazienti in trattamento con dabrafenib e trametinib, mentre per i pazienti che assumevano placebo è risultata essere 16,6 mesi. Il trattamento con dabrafenib e trametinib ha ridotto il rischio relativo di recidiva o morte del 49% rispetto al placebo.

«I pazienti che alla diagnosi presentano malattia allo stadio III sono circa il 15% di tutti i nuovi casi di melanoma e risultano essere ad alto rischio di recidiva dopo l'intervento chirurgico con una prognosi significativamente peggiore» ricorda Paola Queirolo, direttore della Divisione Melanoma, sarcoma e tumori rari all’Istituto europeo di oncologia di Milano. «I risultati dello studio COMBI-AD – prosegue - mostrano che il trattamento adiuvante con dabrafenib più trametinib dopo resezione chirurgica offre una sopravvivenza libera da recidiva a lungo termine. Cinque anni di follow up rappresentano un traguardo clinicamente ed emotivamente significativo».

I risultati dello studio COMBI-AD derivano da un'analisi prospettica su 870 pazienti con mutazione BRAF V600, trattati con dabrafenib e trametinib dopo la chirurgia.1 Lo studio rappresenta la più ampia raccolta di dati e il più lungo follow-up in questa popolazione di pazienti con melanoma trattati con terapia target.

«Per venti anni – ricorda Mario Mandalà, responsabile dell'Unità Melanoma dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo - non ci sono stati passi in avanti nel trattamento adiuvante del melanoma ad alto rischio di recidiva, essendo l’interferone l’unica terapia disponibile, ma che purtroppo è associata a una elevata tossicità e a scarsi vantaggi in termini di sopravvivenza globale, complessivamente non superiori al 3%». Ora i risultati di questo studio «dimostrano in maniera incontrovertibile l’efficacia della terapia target . Prosegue - non solo a breve termine ma, e questo rappresenta il dato rivoluzionario, anche a lungo termine, essendo questo lo studio con il follow-up più lungo finora pubblicato».

La mutazione del gene BRAF, presente in circa il 50% dei casi, come spiega Michele Del Vecchio, responsabile dell'Oncologia medica melanomi al Dipartimento di Oncologia medica ed ematologia dell'Istituto nazionale tumori di Milano, fa sì che il gene BRAF produca una proteina alterata, cioè cronicamente attivata, che stimola in maniera continuativa la proliferazione delle cellule tumorali. «La terapia mirata con dabrafenib più trametinib agisce in maniera selettiva – precisa - spegnendo l’attività della proteina BRAF mutata, bloccando quindi l’evoluzione del tumore e garantendo un’elevata efficacia e una maggiore aspettativa di vita».