La memoria torna giovane con la stimolazione transcranica (ma per poco tempo)

La sperimentazione

La memoria torna giovane con la stimolazione transcranica (ma per poco tempo)

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Nelle persone anziane le onde cerebrali sono più lente e meno sincronizzate. La stimolazione elettrica sembra migliorare questi processi
di redazione

Una seduta di 25 minuti regala al cervello 20-30 anni di meno. È quanto promette uno studio pubblicato su Nature Neuroscience dedicato alle potenzialità della stimolazione elettrica cerebrale. Inducendo cambiamenti nella iterazione delle onde cerebrali, la tecnica non invasiva permetterebbe alle persone anziane di recuperare abilità mnemoniche perse da tempo. 

Il “ringiovanimento” mentale, non c’è da illudersi, non è permanente, dura circa un’ora successivamente alla seduta e riguarda in modo specifico la memoria di lavoro (working memory), ovvero la capacità di trattenere informazioni per un periodo di tempo sufficiente a svolgere un compito preciso e previsto per l’immediato futuro. È un tipo di memoria a breve termine con finalità pratiche.

La sperimentazione ha coinvolto 84 adulti, la metà dei quali aveva tra i 20 e i 29 anni e il resto tra i 60 e i 76 anni. Tutti i partecipanti hanno compilato i test per la valutazione della memoria di lavoro prima di sottoporsi alla procedura. Come prevedibile le persone anziane avevano ottenuto punteggi inferiori alle più giovani, dimostrando una maggiore lentezza e una minore accuratezza nelle risposte. La memoria di lavoro sembrerebbe dipendere dal ritmo a cui viaggiano le onde cerebrali: in un cervello più giovani si osserva una maggiore sincronizzazione e interazione tra le onde rispetto a un cervello più anziano. 

I ricercatori hanno quindi pensato di intervenire proprio sull’andamento delle onde cerebrali per ristabilire il ritmo adottato in gioventù. E per farlo hanno utilizzato la stimolazione transcranica a corrente alternata. I partecipanti hanno indossato un elmetto dotato di elettrodi posizionati in punti specifici del cranio mentre un elettroencefalogramma monitorava l’attività cerebrale. Le sedute di stimolazione elettrica duravano 25 minuti.

Ebbene, nei 50 minuti successivi, le persone anziane avevano colmato il gap generazionale sul fronte della memoria di lavoro ottenendo punteggi nei test equivalenti a quelli dei partecipanti più giovani. 

«Utilizzando questo tipo di stimolazione abbiamo scoperto che possiamo ristabilire una connessione e sincronizzare alcuni circuiti», ha dichiarato il primo firmatario dello studio Robert Reinhart.

Il primo firmatario dello studio Rob Reinhart, professore associato di Psychological and brain sciences alla Boston University. Immagine: © Boston University

L’applicazione pratica di questa procedura è ancora difficile da prevedere. 

Per ora, gli scienziati si sono limitati a fare alcune ipotesi: la tecnica potrebbe aiutare le persone affette da declino cognitivo come i malati di Alzheimer a recuperare alcune funzioni della memoria almeno per un periodo di tempo. Intanto i risultati dello studio hanno individuato l’importanza del ritmo e della sincronizzazione delle onde cerebrali per la memoria di lavoro, dimostrando che una variazione del ritmo può migliorare le performance cancellando i segni del tempo. 

«Comprendere il naturale processo di invecchiamento del cervello e sviluppare strumenti per mantenere o migliorare le capacità cognitive nelle persone anziane sono gli obiettivi principali della ricerca delle neuroscienze di base e traslazionale. I risultati del nostri studio forniscono informazioni sui meccanismi fisiologici del deterioramento cognitivo correlato all'età e contribuiscono a costruire le fondamenta per futuri interventi non farmacologici indirizzati al declino cognitivo», hanno scritto gli autori nello studio.