La mente è troppo complessa. Biomarcatori inaffidabili per misurare il benessere psicologico

La bocciatura

La mente è troppo complessa. Biomarcatori inaffidabili per misurare il benessere psicologico

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Solo nel 5 per cento degli studi clinici controllati si esaminano parametri biologici per verificare l’efficacia delle psicoterapie.
di redazione

Una molecola o un intero tessuto dai cui cambiamenti si possa desumere informazioni importanti su una malattia . Questo è un biomarcatore: il livello di zucchero nel sangue per il diabete o la creatininemia per valutare la funzionalità renale o la semplice conta dei globuli bianchi per accertarsi della presenza di un’infezione. 

Per quasi tutte le malattie organiche esistono marcatori specifici. Ma non è lo stesso per quelle mentali. Perciò da anni si cercano biomarcatori anche in questo ambito che potrebbero consentire sia verificare la presenza della malattia sia di monitorare l’efficacia delle cure. Nel tempo alcuni ormoni (per esempio il cortisolo) o specifiche alterazioni agli esami di imaging sono diventati i candidati al ruolo di biomarker e talvolta vengono anche usati nella pratica clinica. 

Ma funzionano veramente?

A questa domanda ha cercato di rispondere uno studio condotto da ricercatori dell’Università degli Studi di Padova e pubblicato sulla rivista Neuroscience & Biobehavioral Reviews.

E la risposta trovata dai ricercatori è un sonoro no. Almeno per quel che ne sappiamo oggi. 

«La nostra analisi parte dal fatto che da più parti si sostiene che le psicoterapie abbiano effetti biologici dimostrati», dice Claudio Gentili, professore di Psicologia clinica del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università degli Studi di Padova. «Questo assunto si basa su evidenze osservazionali e non proviene da studi randomizzati e controllati che, invece, posseggono il massimo rigore metodologico. [Negli studi osservazionali] non possiamo sapere se gli effetti che osserviamo derivano specificatamente dall’intervento, da fattori aspecifici non legati al trattamento o, addirittura, semplicemente al tempo che passa». 

Così il gruppo ha deciso di concentrarsi soltanto sugli studi clinici controllati (lo stesso tipo di studi usati per verificare l’efficacia di un farmaco), gli unici in grado di dire con affidabilità se l’effetto osservato nello studio è realmente causato dallo stimolo che si sta valutando. 

Sono state esaminate oltre 1.000 indagini che hanno confrontato psicoterapie e trattamenti di controllo nella terapia della depressione. 

La prima conclusione è stata che solo 51, cioè meno del 5 per cento delle ricerche, hanno esaminato parametri biologici per verificare l’efficacia delle terapie.

Inoltre sono emersi risultati poco coerenti tra i diversi studi e, infine, anche per quelli che hanno raccolto dati comparabili, come le alterazioni ormonali del cortisolo (uno degli ormoni dello stress), i risultati non confermano l’ipotesi che la psicoterapia abbia un effetto diretto sui suoi livelli. 

Che significa?

Innanzitutto, precisa Gentili, «questi risultati non dicono nulla sull’efficacia delle psicoterapie». Anzi, «dallo stesso database di ricerche su cui abbiamo lavorato, elaborato dalla Vrije Universiteit di Amsterdam, è stato possibile estrarre evidenze coerenti e solide che dimostrano come la psicoterapia sia efficace per la depressione e funziona tanto quanto la farmacoterapia. Quello che mostriamo con la nostra pubblicazione è che i risultati clinici non sono rispecchiati da cambiamenti in parametri biologici. È un aspetto che semmai dovrebbe entusiasmare più che deprimere: questa mancanza dovrebbe essere uno stimolo per ricercatori e clinici per immaginare nuovi paradigmi e per condurre nuovi studi, per esempio su marker biologici, sorprendentemente trascurati»..

Mentre si cercano nuovi marcatori, però, «l’entusiasmo per i biomarker, in special modo come parametri per valutare l’efficacia degli interventi psicologici così sottolineato anche dagli investimenti di ricerca, dovrebbe essere sicuramente ridimensionato e riportato alle scarse evidenze disponibili».