Migliore qualità di vita con la dialisi domiciliare

Lo studio

Migliore qualità di vita con la dialisi domiciliare

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In Italia, secondo i dati del Registro nazionale gestito dalla Società Italiana di Nefrologia, su un totale di circa 45 mila pazienti in trattamento, intorno a 4.500 utilizzano la peritoneale, cioè il 10% della popolazione in dialisi. 
di redazione

La qualità di vita migliora, si riducono i sintomi e si può anche continuare a lavorare. Per questo la dialisi domiciliare viene sempre più preferita dai pazienti americani affetti da malattia renale. Secondo uno studio pubblicato su JAMA Internal Medicine negli ultimi 10 anni la percentuale di persone che hanno scelto di seguire la terapia a casa è salita dal 15 al 34 per cento nelle strutture sanitarie della Kaiser Permanente in California. 

Questo nutrito numero di nuovi casi ha dimostrato che la dialisi domiciliare, quando consentita dalle condizioni del paziente, è più vantaggiosa rispetto a quella domiciliare. 

Quando i reni smettono di funzionare correttamente, la pulizia del corpo dalle sostanze di scarto viene effettuata attraverso la dialisi. Esistono due modi di ripulire il sangue: l’emodialisi e la dialisi peritoneale. L’emodialisi prevede l’impiego di un macchinario sostitutivo dei reni per effettuare il lavoro di pulizia che gli organi naturali non sono in grado di garantire. La terapia viene effettuata in ospedale tre o più volte a settimana. 

La dialisi peritoneale consiste in una pulizia quotidiana del sangue dall’interno attraverso il peritoneo, può essere eseguita a casa e viene effettuata generalmente mentre il paziente dorme.  

Nel 2008 la Kaiser Permanente (un network di strutture sanitarie private) ha lanciato nella California del Nord un programma per incrementare le dialisi domiciliari basato su campagne di informazione per i pazienti e i caregiver, sull’offerta di servizi di sostegno ai pazienti, sul perfezionamento delle terapie e un continuo monitoraggio dei risultati. Grazie a questo intervento multidisciplinare, il numero di pazienti che hanno scelto la dialisi domiciliare è cresciuto notevolmente, tanto da poter diventare oggetto di uno studio che mette a confronto i due tipi di terapie, domiciliare e ospedaliera. 

Gli scienziati hanno reclutato 13.500 adulti membri della Kaiser Permanente nella California del Nord che hanno iniziato la dialisi tra il 2008 e il 2018. Tra le persone sottoposte alla terapia domiciliare, l’80 per cento ha continuato la cura per oltre un anno e non sono state osservate differenze nel tasso di mortalità dei pazienti dopo la diffusione della dialisi domiciliare. 

Negli Stati Uniti l’uso della dialisi peritoneale non è diffusa come in altri Paesi del mondo. A Hong Kong il 70 per cento dei pazienti con malattia renale svolge le terapie in casa, in Messico il 51 per cento, in Nuova Zelanda il 30 per cento e in Canada il 19 per cento. «La dialisi peritoneale rimane sottoutilizzata a livello nazionale. Il nostro studio dimostra che è possibile espandere notevolmente il suo utilizzo con successo in un sistema sanitario integrato di grandi dimensioni miglirando i risultati per i pazienti con malattia renale cronica», ha detto Alan S. Go, ricercatore della  Kaiser Permanente Division of Research di Oakland in California.

Qual è la situazione in Italia? Secondo i dati del Registro nazionale gestito dalla Società italiana di nefrologia (Sin), su un totale di circa 45 mila pazienti in trattamento, intorno a 4.500 utilizzano la peritoneale, cioè il 10% della popolazione in dialisi. 

«I pazienti che iniziano la dialisi a casa generalmente hanno uno stile di vita migliore, meno sintomi e maggiori opportunità di mantenere un impiego. È risaputo che la qualità generale della vita è migliore per questi pazienti», ha ricordato Go.