Nessun timore se avete dimenticato l’insulina fuori dal frigo: non subisce danni a temperatura ambiente

L’esperimento

Nessun timore se avete dimenticato l’insulina fuori dal frigo: non subisce danni a temperatura ambiente

L’insulina si mantiene stabile per quattro settimane se mantenuta a temperatura ambiente tra i 25° e i 37°. È la notizia che le persone con diabete dell’Africa Sub-sahariana aspettavano da tempo: chi non possiede un frigorifero non sarà più costretto a recarsi in ospedale ogni giorno

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Immagine: Wesalius, CC BY 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Si può tenere l’insulina di scorta a temperatura ambiente? È la domanda che si sono posti i ricercatori di Medici Senza Frontiere (MSF) per capire se nei Paesi dell’Africa Sub-Sahariana la qualità di vita delle persone con diabete di tipo 1 potrebbe migliorare notevolmente. Non tutti in quelle regioni posseggono un frigorifero dove conservare il farmaco da usare quotidianamente e molti pazienti sono costretti a recarsi in ospedale ogni giorno per assumere la dose di insulina prescritta come terapia. La buona notizia è che il farmaco che regola la quantità di glucosio nel sangue si mantiene stabile se rimane per quattro settimane tra i 25° e i 37°. L’insulina conservata a temperatura ambiente non differisce da quella conservata in frigorifero. Lo studio che lo dimostra è stato condotto in collaborazione con i ricercatori dell’Università di Ginevra e pubblicato su Plos One. 

«L’attuale protocollo farmaceutico richiede che le fiale di insulina siano conservate tra 2 ° e 8 ° C fino all'apertura, dopodiché la maggior parte dell'insulina umana può essere conservata a 25 °C per 4 settimane. Questo è ovviamente un problema nei campi profughi con temperature più alte di questa, dove le famiglie non hanno il frigorifero», ha spiegato Philippa Boulle, consulente per le malattie non trasmissibili di MSF. 

Il team di ricercatori ha riprodotto in laboratorio le condizioni ambientali del campo profughi di Dagahaley in Kenya per valutare lo stato di conservazione dell’insulina al di fuori del frigorifero. Nel mondo reale, ossia all’interno delle abitazioni dei rifugiati, la temperatura oscilla tra i 25° di notte e i 37° di giorno. Gli scienziati hanno messo a confronto lo stato di conservazione delle fiale mantenute alle temperature di Dagahaley per quattro settimane con le fiale di controllo refrigerate secondo le indicazioni del produttore. «Il rischio è che l'insulina, una proteina, precipiti sotto l'influenza del calore. In altre parole, potrebbe iniziare a formare dei " fiocchi”. In quel caso, l’insulina non sarebbe più in forma liquida e non potrebbe più essere iniettata», ha spiegato Leonardo Scapozza, professore di Scienze Farmaceutiche dell’UNIGE.

Dalle analisi di laboratorio è emerso che l’insulina a temperatura ambiente mantiene in gran parte intatte le sue proprietà. Tutte le preparazioni di insulina conservate per quattro settimane alle temperature fluttuanti riscontrate all’interno del campo hanno registrato una perdita di potenza non superiore all’1 per cento, un valore registrato anche in quelle conservate in cella frigorifera. «Il regolamento sui preparati farmaceutici consente una perdita fino al 5 per cento, quindi siamo ben al di sotto di quella soglia», afferma Scapozza.

Gli scienziati non si sono limitati all’analisi molecolare del prodotto, ma hanno anche voluto assicurarsi che l'attività dell'insulina si fosse mantenuta completamente. Per verificarlo, hanno confrontato l'azione dell'insulina a temperatura ambiente sulle cellule con quella dell'insulina che era stata intenzionalmente disattivata. Per una parte degli esperimenti, i ricercatori hanno utilizzato fiale che provenivano direttamente dal campo di Dagahaley. 

«Siamo arrivati sempre alla stessa conclusione: l'insulina era perfettamente utilizzabile», ha affermato Scapozza.

I risultati dello studio dimostrano per la prima volta che le fiale di insulina possono essere utilizzate in sicurezza anche se vengono mantenute per quattro settimane al di fuori del frigo a temperature ambientali elevate. «Questi risultati possono servire a modificare la gestione del diabete in contesti con poche risorse, dal momento che i pazienti non dovranno andare in ospedale ogni giorno per le loro iniezioni di insulina», ha commentato Boulle. 

Alla luce dei nuovi dati, gli scienziati sperano di ottenere dall’Organizzazione Mondiale della Sanità l’approvazione ufficiale della modalità di conservazione dell’insulina a temperatura ambiente quando non è disponibile la refrigerazione.