La fecondazione assistita non aumenta le probabilità di ammalarsi di tumore

Lo studio

La fecondazione assistita non aumenta le probabilità di ammalarsi di tumore

Uno studio pubblicato sul Bmj sfata uno dei luoghi comuni associato ai trattamenti per la fertilità
redazione

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Lo studio pubblicato sul Bmj è stato condotto su 2.500 donne: non sono stati osservate differenze significative tra le donne sottoposte ai trattamenti per la fertilità e la popolazione generale.

Il sospetto è legittimo. Quando ci sono di mezzo gli ormoni è giusto chiedersi se le terapie possono aumentare il rischio di tumori all’utero, alle ovaie o al seno. Per questo un gruppo di ricercatori inglesi si è domandato se i trattamenti per la fertilità alla base della fecondazione assistita favorissero l’insorgere dei tumori femminili. La risposta, diciamolo subito, è “no”. 

E quel leggero aumento nelle probabilità di sviluppare patologie oncologiche non invasive dipenderebbe, secondo gli scienziati, da altri fattori di rischio.

Lo studio pubblicato sul British Medical Journal ha coinvolto più 250mila donne che hanno intrapreso il percorso della procreazione assistita, la cui salute è stata monitorata per circa 9 anni. 

Gli scienziati hanno messo a confronto i dati raccolti dal Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea) tra il 1991 e il 2010 e li hanno messi a confronto con le informazioni ricavate dai registri nazionali sui tumori. 

Le donne avevano un’età media di 34,5 anni al momento del primo trattamento e in media sono state sottoposte a 1,8 cicli di terapia. 

Nel 44 per cento dei casi l’infertilità della coppia dipendeva da disturbi femminili, nel 19 per cento dei casi da cause sconosciute e nel 33 per cento dei casi da problemi maschili. 

I ricercatori non hanno trovato differenze sostanziali nell’incidenza dei tumori femminili tra le donne sottoposte a terapie per la fertilità e la popolazione generale. 

È stato osservato solamente un leggero aumento del rischio di tumore non invasivo al seno (l’eccesso di rischio è di 1,7 casi per 100mila persone) e del tumore alle ovaie (con un eccesso di rischio di 5 casi per 100mila persone), ma, scrivono i ricercatori, potrebbe dipendere da altri fattori e non dalla terapia per la fertilità. «Siamo rimasti sorpresi da questo piccolo aumento di rischio di tumore al seno - ha dichiarato alla Reuters Alastair G. Sutcliffe tra gli autori dello studio - anche se possiamo spiegarlo con l’aumento dei controlli sulla salute di queste coppie altamente medicalizzate piuttosto che a un effetto reale». Nel caso del tumore all’utero, invece, non sono emerse differenze tra le donne sottoposte ai trattamenti per la procreazione assistita e le altre donne.

La riproduzione assistita è oramai diffusa in tutto il mondo e grazie a questa procedura sono nati oltre cinque milioni di bambini. Generalmente  le donne vengono sottoposte a trattamenti con elevati livelli di ormoni e da qui nasce il sospetto che possa verificarsi un aumento del rischio di tumori del seno, dell’utero e delle ovaie. Finora però, affermano i ricercatori, nessuno studio era giunto a conclusioni definitive, né in un senso né nell’altro. 

I ricercatori ricordano che neanche la loro indagine, di tipo osservazionale, può escludere in modo certo un legame di cause ed effetto tra i due fenomeni. Ma l'ampia dimensione del campione e il lungo periodo di follow-up  forniscono risposte più affidabili di altre.