No, prendere antidepressivi in gravidanza non aumenta il rischio di autismo nel bambino

La rassicurazione

No, prendere antidepressivi in gravidanza non aumenta il rischio di autismo nel bambino

Un’analisi degli effetti biologici dei farmaci sul feto smentisce i risultati di precedenti studi
redazione

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I bambini nati da mamme che, durante la gravidanza avevano bisogno di assumere antidepressivi, non corrono rischi maggiori di sviluppare autismo rispetto a quelli non esposti ai farmaci

Gli antidepressivi assunti in gravidanza non aumentano il rischio di autismo  nei bambini. È il risultato a cui è giunto uno studio pubblicato su Jama Psychiatry che non ha individuato alcuna associazione tra l’esposizione nell’utero a un gran numero di farmaci mirati sui neurotrasmettitori e la malattia del neurosviluppo. 

Precedenti studi invece avevano suggerito che esistesse una correlazione tra le medicine e la malattia, dato che i figli di madri che durante la gestazione assumevano determinati farmaci, antidepressivi o antipsicotici, avevano maggiori probabilità di sviluppare l’autismo. 

La nuova indagine propone una lettura diversa: l’associazione emersa nelle ricerche del passato dipenderebbe più dai problemi di salute della madre che dalle medicine assunte per curarsi. 

I ricercatori dell’Icahn School of Medicine Mount Sinai hanno valutato con un nuovo metodo di analisi gli effetti di più di 180 farmaci che coinvolgono il sistema nervoso e i neurotrasmettitori sulla salute dei bambini che vi sono stati esposti nell’utero materno. 

«Quando abbiamo valutato gli effetti dell’esposizione prenatale ai farmaci mirati sui neurotrasmettitori  - ha dichiarato Magdalena Janecka, principale autore dello studio - abbiamo trovato che la gran parte delle associazioni venivano sostanzialmente meno quando si prendevano in esame le caratteristiche della madre. Il che suggerisce che è più probabile che le stime di un aumento del rischio di autismo tra la prole delle madri che assumono certi farmaci durante la gravidanza non dipenda dagli effetti farmacologici dei farmaci». 

I ricercatori hanno diviso le medicine in 55 categorie in base al loro target biologico piuttosto che al disturbo per cui erano state prescritte. In questo modo sarebbe stato più facile individuare le dirette responsabilità dei farmaci. Perché se alcuni composti interferiscono sul neurosviluppo, lo fanno indipendentemente dall’indicazione clinica. 

«Dopo aver aggiustato i dati per l'anno di nascita del bambino e una serie di fattori materni, inclusa la sua età alla nascita del bambino, la storia dei disturbi psichiatrici e neurologici e il numero di diagnosi mediche in gravidanza, i nostri dati indicano che la maggior parte dei farmaci nota per influenzare i neurotrasmettitori assunti dalle donne durante la gravidanza potrebbe non essere direttamente associata al rischio di autismo della prole - ha detto Janecka - In effetti, la diagnosi delle condizioni materne può confondere le associazioni tra esposizioni prenatali e autismo, e il fatto dovrebbe essere considerato per gli studi futuri».