Non è l'età: è lo scompenso cardiaco. Parte la campagna “I love Life”

L’iniziativa

Non è l'età: è lo scompenso cardiaco. Parte la campagna “I love Life”

Obiettivo: far capire ai pazienti che è possibile riprendere in mano la propria vita
redazione

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L’affanno al secondo gradino delle scale. La fame d’aria la notte. Sono sintomi dello scompenso cardiaco spesso scambiati per segnali di vecchiaia. Si tratta invece di una sindrome grave e complessa. Una nuova classe di farmaci allunga la vita

“Sarà l’età”. A nessuno verrebbe mai in mente di liquidare con queste lapidarie parole la comparsa di un tumore in una persona con più di sessant’anni. Nel caso dello scompenso cardiaco, invece, tirare in ballo l’invecchiamento è un’abitudine molto diffusa. E pericolosa. Che rischia di sottovalutare un problema di salute dalle gravi conseguenze, che ha tassi di mortalità superiori a quelli della maggior parte dei tumori: 1 paziente con scompenso cardiaco su 4 muore entro un anno dalla diagnosi e 1 su 2 entro 5 anni. Ma i numeri impietosi non finiscono qui: questa sindrome complessa che impedisce al cuore di pompare sangue nella quantità richiesta dall’organismo colpisce circa 1 milione di italiani, è la prima causa di causa di ricovero tra gli ultra 65enni e la seconda causa di morte. 

Insomma, non stiamo parlando di rughe, di capelli bianchi o di un fisiologico calo delle performance fisiche, ma di una malattia cronica che progredisce silenziosamente compromettendo pesantemente la qualità di vita e che merita una valutazione più approfondita del laconico commento “sarà l’età”.

È questo il messaggio di “I love life”, la campagna di informazione sullo scompenso cardiaco promossa da Novartis con il patrocinio del Ministero della Salute e dell’Associazione Italiana Scompensati Cardiaci Aisc e presentata a Milano lo scorso 24 aprile. L’obiettivo dell’iniziativa, che prevede una serie di attività sul territorio, è «far conoscere l’importanza e la severità di questa patologia, per consentire a chi ne soffre, di rivolgersi tempestivamente ad uno specialista e trovare delle soluzioni che permettano di riprendere in mano la propria vita».

Sì perché la buona notizia è che con la terapia giusta si può rallentare il progresso della malattia, ridurre l’intensità dei sintomi e vivere più a lungo. 

La vita è come una gradinata 

Non c’è metafora più calzante di quella di una scala. Perché racchiude i due aspetti principali dello scompenso cardiaco: gradino dopo gradino aumenta l’affanno dei pazienti, principale sintomo della patologia, e progredisce la malattia passando da un livello di gravità al successivo. La classificazione più accreditata è quella della New York Heart Association che prevede quattro “step” crescenti, dal 1° gradino senza sintomi al 4° con affaticamento anche a riposo. 

«Lo scompenso cardiaco - ha spiegato Michele Senni direttore della Cardiologia 1 dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo - è una malattia subdola che progredisce anche in assenza di sintomi, con un’alternanza continua di episodi acuti e periodi di cronicità. I pazienti vanno incontro a ripetuti ricoveri dopo i quali però tornano a casa con la sensazione di star bene. E così trascurano la propria condizione facendosi complici inconsapevoli di una progressione silente della patologia. Ogni episodio di ospedalizzazione rappresenta la discesa di un gradino che non può più essere risalito. Basti pensare che il rischio di mortalità annuo, già alto nelle condizioni normali, pari al 10 per cento, in caso anche di un solo ricovero si triplica passando al 30 per cento».

Affanno, spossatezza, gonfiore alle gambe, confusione mentale e nei casi più gravi una “fame d’aria” che tiene svegli la notte. Sono questi i sintomi provati da chi ha un cuore che non pompa il sangue come dovrebbe e che nel tempo si è dilatato cambiando persino forma e passando da “pallone da rugby” a “pallone da calcio”, molto più difficile da svuotare sotto pressione. 

«La buona notizia è che lungo lungo le scale percorse dai pazienti possono comparire dei pianerottoli - dice Senni - che rallentano la progressione della malattia. Si tratta della nuova classe di farmaci in grado di ritardare il rimodellamento del cuore, rallentare la progressione della patologia e migliorare la qualità di vita dei pazienti». 

I nuovi farmaci

«È più corretto definirla sindrome - ha ricordato Claudio Rapezzi, direttore dell'Unità Operativa di Cardiologia del Policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna - perché lo scompenso cardiaco è il risultato di più malattie. E paradossalmente è la conseguenza dei progressi in cardiologia. Un tempo di infarto o di altre patologie cardiache si moriva. Oggi si sopravvive, ma con conseguenze sul cuore. Grazie alle recenti innovazioni terapeutiche però lo scompenso cardiaco può essere trattato in maniera efficace». 

Da un anno a questa parte i cardiologi hanno a disposizione una nuova arma, gli Arni (inibitori del recettore dell'angiotesina e della neprilisina), una classe di farmaci che rappresenta la prima novità da 15 anni a questa parte. Finora la terapia standard per lo scompenso cardiaco prevedeva un cocktail di farmaci composto da diuretici, Ace-inibitori o “sartani” (antagonisti recettoriali dell’angiotensina), antagonisti dell’aldosterone e beta-bloccanti. 

«A questa terapia classica - ha dichiarato Rapezzi - oggi si è aggiunta la nuova classe degli Arni di cui fa parte la combinazione di due molecole sacubitril-valsartan (Entresto) con funzioni specifiche. La prima è incaricata di aumentare la concentrazione dei peptidi natriuretici, sostanze che hanno un effetto benefico sulla funzione cardiaca. Questo obiettivo si ottiene inibendo l’enzima, neprilisina, che degrada i peptidi. L’altra molecola è una antagonista dell’angiotensina che compensa alcuni effetti collaterali tendenzialmente negativi dell’inibizione della neprilisina come la vasocostrizione». 

I risultati del più ampio studio condotto sullo scompenso cardiaco che ha coinvolto 8.400 pazienti hanno dimostrato che i nuovi farmaci riducono l’ospedalizzazione e allungano la durata della vita con valori medi  intorno a un anno e mezzo in un soggetto di 60 anni, ma con punte fino a 2-3 anni rispetto alle terapie tradizionali. 

«Quindi il paziente sta un po’ meglio e vive più a lungo - ha commentato Rapezzi - E parliamo di una fetta significativa di pazienti, pari a circa un terzo di tutti i pazienti con scompenso. Perché questo farmaco è indicato in tutti i pazienti abbastanza stabili, cioè che non siano stati appena ricoverati per edema polmonare, per scompenso acuto, o che abbiano una pressione sistolica superiore a 100 mmHg». 

Il paziente è il miglior medico di se stesso

L’informazione fa la differenza. Un paziente informato si cura meglio, diventando complice della terapia: non si limita ad assumere farmaci, ma conosce i vantaggi dell’attività fisica e di un corretto stile di vita. 

«L’informazione è uno degli obiettivi principali della nostra associazione - ha dichiarato Maria Rosaria Di Somma, consigliere delegata dell’Associazione Italiana Scompensati Cardiaci (Aisc). Per questo abbiamo deciso di aderire alla campagna “I love life”: abbiamo constatato che la patologia è poco conosciuta e sottovalutata proprio perché manca l’informazione. Accrescere la consapevolezza sulla patologia significa  garantire una migliore prevenzione e cura e, di conseguenza, una migliore qualità di vita».

Chi conosce a fondo la propria condizione, per esempio, sa che viaggiare in aereo non è controindicato. Basta prendere alcune precauzioni, come viene ricordato nell'opuscolo dedicato ai viaggi aerei realizzato dall’Aisc. Una delle tante iniziative dell’associazione per aiutare i pazienti con scompenso cardiaco a non rinunciare alle cose piacevoli della vita. L’associazione ha anche stretto un accordo con il pronto soccorso dell’aeroporto di Fiumicino che prevede la possibilità per i soci di sottoporsi a una visita medica prima dell’imbarco. 

La campagna 

«Siamo molto orgogliosi di essere riusciti dopo tanti anni ad aver portato l’innovazione in questa area terapeutica - ha dichiarato Angela Bianchi, Head of Communications & Public Affairs di Novartis Italia - Ma non basta. Per la nostra azienda è fondamentale poter dare un contributo scientifico, ma è altrettanto importante poter informare. Nella nostra visione il paziente non è un utente finale, ma il cuore attivo del proprio percorso. È nostro dovere rendere il paziente più consapevole sulle opportunità di trattamento. Per questo abbiamo deciso di realizzare questa campagna, insieme all’Associazione di pazienti AISC». 

Protagonista della campagna “I love life. Il cuore è imprevedibile, lo scompenso no. Curarlo si può. Non lasciare andare la tua vita” è il personaggio Cino, un cuore stilizzato che accompagnerà tutte le iniziative in programma nel corso dell’anno. Che sono molte. Eccole nel dettaglio. 

Tre opere di street art sul tema dello scompenso cardiaco sono state esposte ad aprile a Milano, Roma e Palermo.  

I “Cino Days”, una serie di incontri che coinvolgeranno medici specialisti, pazienti, caregiver e cittadini, sono programmati in Sicilia, Campania, Veneto e in Emilia Romagna. Le piazze di Torino (12 maggio),  Napoli (16 giugno) e Verona (29 settembre) ospiteranno tre eventi di sensibilizzazione rivolti al pubblico in occasione della Giornata Mondiale del Cuore. 

La campagna è anche attiva su facebook dove è possibile trovare informazioni sulla patologia, condividere esperienze e seguire le iniziative.