Non ricordare i dettagli del proprio passato. Potrebbe essere questo il primo campanello d'allarme dell'Alzheimer

L’ipotesi

Non ricordare i dettagli del proprio passato. Potrebbe essere questo il primo campanello d'allarme dell'Alzheimer

Chi non ha ricordi vividi del proprio passato potrebbe avere maggiori probabilità di ammalarsi
redazione

old polaroid picture.jpg

La mancanza di dettagli dei ricordi del passato potrebbe essere un segnale precoce di Alzheimer. Ne è convinto un team di ricercatori americani che spera in futuro di poter individuare le prime avvisaglie della malattia per intervenire il prima possibile

Colore, modello e marca della prima bicicletta, il risultato di una partita di calcio con i compagni delle elementari, le maschere degli amici alle feste di carnevale, le esatte parole di rimprovero dell’insegnate del liceo. C’è chi del proprio passato ricorda senza difficoltà numerosi dettagli e chi invece riesce a mala pena a recuperare un vago resoconto di quello che gli è accaduto tanti anni prima. La memoria non funziona per tutti allo stesso modo. E la mancanza di vividi ricordi autobiografici potrebbe essere indicativa del rischio di sviluppare l’Alzheimer. 

Lo suggerisce uno studio dell’Università dell’Arizona pubblicato sul Journal of the International Neuropsychological Society. Secondo i ricercatori, un test sul funzionamento della memoria autobiografica potrebbe aiutare i medici a individuare la predisposizione alla malattia neurodegenerativa. 

Lo studio ha coinvolto 35 adulti tra i 50 e gli 80 anni di età perfettamente in salute, la metà dei quali possedeva il gene APOE e4, un ben noto fattore di rischio genetico che raddoppia le probabilità di ammalarsi di Alzheimer. 

A tutti i partecipanti è stato chiesto di ripescare dalla memoria i ricordi di un recente passato, dell’infanzia e dell’età adulta arricchendoli con il maggior numero possibile di dettagli. Gli intervistatori, che non erano a conoscenza della presenza o meno dei fattori di rischio genetici, hanno registrato le risposte dei partecipanti e assegnato un punteggio alla ricchezza e alla nitidezza del ricordo. Nessuno dei partecipanti mostrava segni di declino cognitivo, tutti rientravano negli standard neuro-psicologici delle persone sane. 

Ma coloro che possedevano il gene Apoe e4 descrivevano il loro passato con meno dettagli rispetto a chi non possedeva il fattore di rischio genetico. 

Un fenomeno che secondo i ricercatori merita di essere approfondito. 

«Nessuno di questi individui riceverebbe una diagnosi di demenza o di leggero declino cognitivo - ha dichiarato Matthew Grilli, professore del Human Memory Laboratory della University of Arizona - Si tratta di persone clinicamente normali, con capacità cognitive normali. Ma esiste questa sottile difficoltà di uno dei gruppi di recuperare ricordi vividi  e pensiamo che dipenda dal fatto che ci sono più persone in questo gruppo che si trovano in uno stadio pre-clinico della malattia di Alzheimer». 

La diagnosi precoce dell’Alzheimer è uno degli obiettivi più inseguiti della ricerca medica. Individuare le persone destinate a perdere le funzioni cognitive molto prima della comparsa delle prime difficoltà di concentrazione e di memoria permetterebbe di rendere i trattamenti più efficaci. Il test della memoria autobiografica potrebbe aiutare ad anticipare la diagnosi. Ma, i ricercatori lo ammettono, è ancora presto per poterlo considerare un valido indicatore della malattia. 

«Da questo studio - riconosce Grill - non possiamo dire che una persona si trova nella fase pre-clinica della malattia di Alzheimer. Questo è il prossimo passo che dobbiamo compiere». 

Per considerare il test affidabile, i ricercatori dovranno osservare l’attività cerebrale delle persone che hanno difficoltà a recuperare i dettagli dei loro ricordi autobiografici in cerca di cambiamenti nella struttura cerebrale o nell’attivazione di alcune aree che possono essere associati a un esordio della malattia. 

«I test per cogliere i segnali precoci dell’Alzheimer - conclude Grill - sono invasivi e costosi. Questo nuovo test cognitivo potrebbe potenzialmente essere usato come screening. E potrebbe anche rivelarsi utile nei trial clinici di nuovi farmaci . Al momento attuale è molto difficile e dispendioso condurre sperimentazioni di nuove medicine perché ci vuole molto tempo per sapere se il farmaco ha avuto un impatto sulla memoria. Se avessimo strumenti di valutazione più sensibili potremmo avere le risposte prima specialmente nel caso in cui i farmaci vengano somministrati prima di osservare segnali chiari di un declino della memoria».